L'arte è donna: Titina Maselli alla Fondazione Querini Stampalia

Ultima settimana per ammirare le opere di una tra le pittrici italiane più originali del Novecento
Sabato, 3 Dicembre, 2016 (All day) to Domenica, 19 Marzo, 2017 (All day)

Controcorrente, anticonvenzionale, non inquadrabile in schemi predefiniti: Titina Maselli è stata un'artista atipica e dalla personalità fuori dal comune, rimasta sconosciuta per molto tempo al grande pubblico e quasi ignorata dalla critica. A lei la Fondazione Querini Stampalia ha dedicato l‘antologica Titina Maselli, a cura di Chiara Bertola, che terminerà il prossimo 19 marzo.

Restano ancora pochi giorni per ammirare una delle mostre più interessanti del panorama artistico veneziano di quest'ultimo periodo: dal 3 dicembre nelle sale della Fondazione Querini Stampalia è stato possibile apprezzare l’antologica dedicata a Titina Maselli, singolare artista della scena dell'arte contemporanea italiana del '900 la cui poetica è stata restituita al pubblico da circa trenta opere di straordinaria potenza espressiva.

A cura di Chiara Bertola e con il supporto della Galleria Massimo Minini di Brescia, il racconto del percorso artistico della Maselli (1924-2005) ha assunto toni eleganti e cosmopoliti che ha per protagonisti il dinamismo elettrizzante della modernità insieme a tutta la solitudine e l’alienazione che essa inevitabilmente porta.

Un linguaggio personale e "ostico", un'arte controcorrente che rifiuta scelte di comodo, non asseconda la moda del momento e i dettami del mercato. Spirito libero, la Maselli è stata un‘artista non catalogabile: a chi le chiedeva che cosa fosse l'arte, rispondeva: "L'unica giustificazione". Personalità fuori dal comune, spesso il "personaggio Titina" oscurava la sua raffinata produzione, ignorata sia dalla critica che dal grande pubblico.

L'importanza della mostra ospitata dalla Fondazione Querini Stampalia trascende il valore stesso delle opere esposte e arriva a toccare temi fondamentali quali la figura dell'artista in relazione alla società in cui vive e il ruolo della donna nel mondo dell'arte. Percorrere la produziona artistica di Titina Maselli ha significato esplorare un'identita colorata e turbolenta, un'identita che si è (ri)definita in relazione al contatto con gli altri e a una cultura che muta continuamente e troppo rapidamente i propri valori di riferimento.

Affermava Titina Maselli: "Un quadro non è un libro, un quadro appare in un istante, si vede in un attimo…Vorrei che i miei quadri fossero chiari come quelle scene che Chaplin ripete decine di volte, per accertarsi di essere capito…Cerco sempre di rendere le cose nel modo più chiaro e più iperbolico possibile….di cogliere la realtà, tanta realtà in una cosa sola. In un solo momento".

Le città di Titina, con le auto, i tram, i camion, i cavi elettrici, i neon, il bar e lo stadio, così come i suoi calciatori e pugili, trasfigurati e snaturati dall’azione e dallo sforzo fisico del gesto atletico, sono immersi nel tempo della coscienza e non della percezione. Le facciate di palazzi e grattacieli sembrano scheletri, mangiati dall'alone dei fari, delle insegne, dei lampioni. Architetture costruite per assorbire ed irradiare di nuovo il flusso d’energia che scorre loro intorno.

Gli elementi iconografici si sovrappongono e si incastrano, si contraddicono, interferiscono e si esaltano a vicenda. Questo è ciò che vuole l’artista: portarci dentro la città, farci abitare quella tensione e insieme camminare quello spazio. Così Titina: "La modernità mozza il fiato. Essa è la vita, ma anche ciò che non può essere vissuto. Tutto è energia e tutto è coscienza. Tutto è materia e tutto è spirito...".

L'artista romana è stata da sempre anticonvenzionale sia nella scelta dei soggetti quanto in quella dei materiali. Un esempio emblematico in questo senso è l'utilizzo della pece presa in carrozzeria per il nero, capace di costruisce un linguaggio che racconta il dinamismo, l’emozione della modernità e contemporaneamente tutta la solitudine e l’alienazione insite in essa, e lo fa attraverso un "un segno fitto di vita".

Un segno-colore, un tratto denso e complesso che ha funzione performativa nell’indicare le direzioni dell’energia all’interno del quadro. Un segno che si sposta mosso da un campo magnetico, in cui masse di tratti si addensano e si assottigliano lasciando trapelare una sagoma sostanziata più dal vento e dalla luce, che dalla materia stessa.

L'arte di Titina Maselli ci ha lasciato senza fiato. Ci ha meravigliati la sua capacità unica di catturare l'energia dell'attimo, la vita in un momento, attraverso una tecnica pittorica in grado di sostanziare tutta la potenza di una realtà che affascina e impaurisce, innamora e terrorizza. Una mostra antologica fondamentale, che permette di conoscere un'artista potente e affascinante e, per chi ancora non lo conoscesse, un luogo simbolo della cultura veneziana, in bilico tra passato e contemporaneo.

La Fondazione Querini Stampalia è infatti un esempio unico di istituzione in cui si conserva il patrimonio culturale di Venezia, una struttura in cui sale antiche si affiancano a interventi di architettura contemporanea realizzati da Carlo Scarpa, Valeriano Pastor e Mario Botta, che offrono una cornice stimolante e funzionale allo studio individuale ma anche a iniziative ed eventi culturali.

 

La foto di Titina Maselli è tratta da www.espoarte.net, mentre tutte quelle scattate alla Fondazione Querini Stampalia sono di Marco Valmarana, @marcovalmarana, per Venezia da Vivere.

 

Titina Maselli, foto di www.150anni.it