

La forza cromatica e la simbologia del monocromo, la tridimensione, la luce e il movimento, gli slittamenti di superfici. Lucio Fontana, Piero Dorazio, Enrico Castellani, Paolo Scheggi, Rodolfo Aricò sono cinque aspetti diversi di un momento innovativo e sperimentale dell'arte italiana del dopoguerra. La Collezione Peggy Guggenheim li celebra con un percorso espositivo attraverso opere simbolo nella mostra Postwar. Protagonisti italiani, a Venezia dal 23 febbraio al 15 aprile 2013.
L’esposizione, a cura di Luca Massimo Barbero, si sviluppa cronologicamente da Fontana, in veste di padre ideale delle ricerche artistiche contemporanee del secondo dopoguerra italiano e internazionale.
Insieme ad alcune tele emblematiche del suo percorso, come Concetto spaziale del 1951 e Concetto spaziale del 1957, preziose opere da poco donate alla Collezione Peggy Guggenheim, è presente nella sala a lui dedicata Quanta (1960), magistrale lavoro proveniente dalla Fondazione Lucio Fontana di Milano: nove elementi rossi tridimensionali, una sorta di costellazione con buchi e tagli e che anticipano le “shaped canvases”, tele sagomate tipiche dell’arte americana di quegli anni.
Il percorso prosegue con cinque opere di Piero Dorazio, tra i fondatori della pittura astratta italiana, in parte provenienti dall’Archivio Dorazio, che presentano al pubblico la sua ricerca artistica tra il 1962 e il 1965.
La sala dedicata ad Enrico Castellani, risultato di superficie, sintesi e grande oggettivazione, catalizza lo sguardo dell’osservatore sull’ipnotica Superficie angolare rossa (1961), proveniente dall’Archivio Castellani, Milano, esposta accanto a Superficie bianca del 1967, e Superficie bianca del 1974, in mostra per la prima volta.
Postwar. Protagonisti italiani riserva poi un particolare omaggio a Paolo Scheggi, artista toscano prematuramente scomparso, che si può riscoprire in questa occasione riconoscendone l'attualità di sperimentatore dalla profonda sensibilità artistica, in mostra con otto lavori, tra cui l'emblematica Intersuperficie curva bianca del 1963, opera recentemente donata al museo veneziano da Franca e Cosima Scheggi.
L'esposizione si chiude con un approfondimento riservato a Rodolfo Aricò, in concomitanza con la realizzazione di una pubblicazione sulla sua produzione artistica degli anni ’60, a cura dell’Archivio Rodolfo Aricò. L’opera di Aricò fa ritorno a Venezia rinnovando il suo appuntamento con Venezia, città che lo ha accompagnato nelle fasi cruciali del suo percorso, dall’importante antologica di Palazzo Grassi (1974) alle ripetute partecipazioni alla Biennale Internazionale d’Arte (1964, 1968, 1980 e 1986).