Luoghi d'Arte: un itinerario per conoscere Venezia durante la Biennale

Gli eventi collaterali della 57. Biennale d'Arte coinvolgono palazzi e edifici di Venezia da conoscere e scoprire
Lunedì, 8 Maggio, 2017 (All day) to Martedì, 28 Novembre, 2017 (All day)

Uno tra gli aspetti più interessanti de La Biennale di Venezia è la sua capacità di accentrare e allo stesso tempo decentrare l'arte all'interno del tessuto cittadino. Oltre agli storici siti dei Giardini e dell'Arsenale, gli eventi collaterali sparsi per la città - mostre e performance, esibizioni, occasioni di confronto tra il design e l'arte contemporanea, tradizione artigiane e viaggi alla scoperta di culture lontane ma vicine - coinvolgono numerosi altri luoghi storici di Venezia, in un'esperienza nel mondo dell'arte contemporanea permeabile e multicentrica.

Viva Arte Viva è la Biennale d'Arte più aperta, conviviale e social di sempre. Con il progetto #ArtBiennaleInstameet e #ArtBiennaleExperience abbiamo voluto scoprire i lati nascosti di questa 57. edizione, portandovi ad esplorare gli opening, i luoghi dell'arte, gli eventi glamour, le terrazze, i palazzi, le isole e i giardini segreti di Venezia con instagramer internazionali, blogger e la community IgersVenezia.

Una settimana ricca di incontri che ci ha condotto in luoghi d'arte d'incredibile bellezza, a stretto contatto con quella Venezia nascosta che grazie alla Biennale d'Arte 2017 si arricchisce di nuove sfumature e significati: venite con noi a scoprirle in questo itinerario!

 

Kokodé Kamigami: a Palazzo Morosini l'incontro tra Occidente e Oriente

Fino al 16 luglio 2017 a Palazzo Morosini si terrà la mostra dal titolo "KOKODÉ KAMIGAMIここで神々" (letteralmente "Qui si incarnano gli dei"), evento collaterale della 57. Biennale d'Arte di Venezia. L'esposizione propone i lavori di due artisti, un fotografo francese, Philippe Marinig e un maestro incisore e calligrafo giapponese, Daimon Kinoshita, sul tema del Sumo e la spiritualità che lo contraddistingue.

All’interno del seicentesco palazzo Morosini, ubicato in un angolo strategico della città, gli oltre 800 metri quadri dell’allestimento sveleranno la magica armonia scaturita da questa comunione artistica. Giunto dall’Occidente, Philippe Marinig ha trascorso circa dieci anni in Giappone, impiegando la fotografia per interpretare ciò che scorge nello spirito del Sumo. Da oltre tre decenni, il giapponese Daimon Kinoshita disegna e dipinge opere ispirate allo stesso soggetto secondo tecniche tradizionali: l'incontro tra il fotografo francese e il maestro incisore e calligrafo giapponese ha finito per alimentare un fitto dialogo artistico.

Nelle opere in mostra, anche la rappresentazione dello yokozuna, il grande campione per eccellenza, distinguibile perché indossa la pesante corda annodata, detta tsuna. E a questa figura è dedicata un’intera sezione che narra il successo del giapponese Kisenosato, il 72° yokozuna in tutta la storia del Sumo.

La mostra è un'iniziativa di Valore Cultura di Generali Italia in collaborazione con Arthemisia ed è curata da Xavier Martel, storico dell'arte e fotografo e Françoise TAKAHASHI. L'organizzazione e l'allestimento della mostra sono a cura di Philippe Marinig. 

Candice in Wonderland fotografata da Paolo Loa, @paololoa, con Philippe Marinig

Foto di Serena Aquaro, @serenaaquaro

Foto di Anna Rita Germinario, @thesunshinepainter

Foto di Francesca Occhi, @francesca_occhi

Foto di Lorenzo Bettio, @bettio

Foto di Lorenzo Bettio

 

The Campi di Melissa McGill a Casa Scatturin

In coincidenza con la settimana di inaugurazione della 57. Esposizione Internazionale d’Arte. La Biennale di Venezia ha aperto The Campi, progetto di scultura sonora che tratta del campo veneziano realizzato da Melissa McGill: lo spazio pubblico della piazza a pianta irregolare che è il cuore storico, architettonico e sociale di ogni quartiere della città. Le opere, che funzionano come casse di risonanza, sono allestite in luoghi chiave di Venezia, tra cui la Casa Studio Scatturin, che figura tra i capolavori dell’architetto veneziano Carlo Scarpa e riaperta al pubblico per l’occasione della presentazione di The Campi.

Le caratteristiche architettoniche di cinque diversi campi sono state tradotte con precisione in una serie di opere tridimensionali in legno laccato nero: funzionando come scatole musicali, ogni Campo Box chiuso rumoreggia delicatamente finché lo spettatore non solleva il coperchio liberando la varietà dei suoni ambientali di quello specifico campo. Le registrazioni catturano l’immaginazione del visitatore, grazie alla rievocazione sonora della varietà dei contesti che gravitano intorno a questi centri di vita di quartiere.

La percezione uditiva trasporta il pubblico nella memoria di uno spazio, in modo diverso dal funzionamento visuale, ma con effetti altrettanto evocativi. Isolando l’esperienza sonora del luogo, l’opera d’arte cattura le sottili sfumature della quotidianità: frammenti di conversazione tra vicini di casa, scambi verbali tra i lavoranti delle barche di passaggio e i gondolieri, bambini che giocano, passi di una città in cui il suono riecheggia sulla pietra perché libera dal rumore del traffico automobilistico.

Foto di @the_campi_project

 

Man as Bird. Images of Journey a Palazzo Soranzo Van Axel

Il Museo di Stato di Belle Arti “A. S. Pushkin” partecipa per la prima volta alla Biennale Arte di Venezia presentando fino al 5 settembre a Palazzo Soranzo Van Axel la mostra “L’uomo come uccello. Immagini di viaggi”, nell’ambito degli Eventi Collaterali della Biennale d'Arte 2017. 

La mostra studia le questioni delle nuove scoperte a cavallo tra ottica ed arte, in quegli ambiti che sono stati uniti dallo sforzo umano verso la comprensione del mondo e la determinazione del proprio posto al suo interno. Nel corso della storia le persone hanno cercato di ampliare i confini del visibile, cercando nuovi punti di vista, compiendo spedizioni nei luoghi sperduti del pianeta e perfezionando la propria capacità percettiva: tutto ciò si può confrontare con una trasformazione interiore dell’individuo nel corso della vita.

L'esibizione riunisce le opere di 14 artisti russi ed internazionali che lavorano con differenti tipi di media: installazioni foniche e luminose, video, fotografie e oggetti. L’esposizione non soltanto presenta la storia donando la possibilità di vivere una singolare esperienza visuale, ma rappresenta anche le ultime tendenze dell’arte contemporanea, dove l’alta tecnologia occupa la medesima posizione dei media tradizionali, ampliando sensibilmente i confini delle possibilità della raffigurazione e della percezione artistica.

E' lo stesso spazio espositivo, il Palazzo Soranzo Van Axel del XV secolo, ad infondere pienezza e vividezza alla sensazione del viaggio nel tempo. Gli antichi muri di mattoni, le finestre ogivali e i lignei solai aperti contribuiscono a creare un’atmosfera e un contesto culturale particolari per l’interpretazione delle opere degli artisti contemporanei, alcune di queste realizzate in modo specifico per la mostra e per lo spazio del Palazzo.

Foto di Bianca di Michele

Leonid Tishkov. Private Moon. 2003–2017. Light installation, photographs, video. Courtesy of the artist
 
 
Marnix de Nijs. Exploded Views 2.0. 2012–2013. Interactive installation. Courtesy of the artist
 
 
Beverly Barkat : Evocative Surfaces a Palazzo Grimani
 
Il Museo di Palazzo Grimani presenta Evocative Surfaces, un’installazione di dipinti di ampio formato opera dell’artista Beverly BarkatL’allestimento prevede una serie di pannelli in pvc dipinti, realizzati appositamente per gli spazi del Palazzo: "L’ispirazione per Evocative Surfaces è scaturita da Palazzo Grimani e dall’energia che lo pervade", afferma l'artista - la cui scelta per il proprio progetto di pittura è caduta espressamente su Palazzo Grimani - "Voglio che i miei pezzi siano qualcosa di più che semplici opere esposte al Palazzo; voglio creare un dialogo vero tra antico e contemporaneo, tra lo spazio architettonico e i miei dipinti.’ 
 
L’idea di Barkat è di posizionare i propri dipinti ovunque nelle diverse stanze del Palazzo, affinchè gli ambienti riecheggino della grandiosa opulenza visiva e iconografica della dimora patrizia che li ospita e lasciando che esaltino l’importanza attribuita alla pittura nel tardo Cinquecento. Appesi in prossimità delle finestre, i pannelli sono dipinti fronte e retro e presentano immagini sovrapposte che interagiscono con spazio e luce. Ciascun lato del pannello racchiude in sé una specifica unità pittorica e, al contempo, rinvia al lato retrostante. 
 
La sovrapposizione di stesure, generata dalla successione di gesti pittorici astratti, si amalgama a formare figurazioni che richiamano i paesaggi bucolici degli interni del Palazzo: la dualità del supporto, unitamente alla profusione di luce naturale che vi filtra attraverso, evoca idee di trasparenza, specularità e fluidità, che interagiscono con il contesto veneziano dando vita a un inedito spazio di contemplazione.
 
Palazzo Grimani è uno dei pochi palazzi rinascimentali presenti a Venezia e vede tra i suoi progettisti alcuni tra i più influenti architetti dell’epoca come Palladio, Serlio e Sansovino, vantando inoltre decorazioni e affreschi di straordinario pregio, tra cui anche un nudo di Giorgione. Riaperto nel 2008 dopo una prolungata chiusura durata svariati decenni, il suo stile rappresenta un unicum nella storia e architettura di Venezia, come testimonia il cortile di accesso con il suo colonnato su tutti e quattro i lati, unico caso di cortile in stile rinascimentale presente all’interno di un palazzo veneziano.
 
All’inizio del XVI secolo Antonio Grimani, futuro doge, consegnò ai propri figli la dimora di famiglia a Santa Maria Formosa. I Grimani perseguirono una politica ben precisa in fatto di arte, diversa rispetto alle tendenze allora dominanti nella Repubblica di Venezia, in quanto introdussero un linguaggio che rifletteva il gusto rinascimentale e il manierismo centroitaliano.
 
Il Palazzo ospitò la collezione di arte antica di Giovanni Grimani, una delle più raffinate del tempo, allora scenograficamente esposta su mensole, cornici e piedistalli studiati ad hoc. Tra i punti di maggiore interesse vi è la Sala a fogliami, con affreschi realizzati negli anni Sessanta del Cinquecento da Camillo Mantovano, che danno forma a un giardino botanico, mentre la stanza più spettacolare del Palazzo è probabilmente la Tribuna, concepita come spazio in cui custodire le sculture antiche che, in origine, erano disposte nelle nicchie e sulle mensole che adornavano le pareti. Alcune di queste opere si trovano ora al Museo Archeologico di Venezia, mentre altre furono rimosse nel momento in cui la centenaria storia della famiglia volse al termine.
 
 
Foto di Cristina di Bella, @wwcri
 
 
VivaVivaldi al Museo Diocesano nel Chiostro di Sant'Apollonia
 
VivaVivaldi – The Four Seasons Mystery, prodotto e promosso da Emotional Experience, offre un'inedita narrazione della personalità umana ed artistica di Antonio Vivaldi e del mistero della sua prodigiosa frenesia di composizione: un'artista fuori dal tempo, un genio che supera le epoche.
 
All’interno degli spazi del Museo Diocesano di Venezia, a pochi passi da San Marco e alle spalle del Ponte dei Sospiri, il format artistico proposto per Viva Vivaldi rappresenta per la città, e non solo, una vera e propria primavera espositiva, un modo completamente nuovo di proporre la conoscenza dell’arte e della storia della musica attraverso un allestimento polimediale capace di immergere il visitatore in un’esperienza di straordinario impatto emotivo.
 
Non un concerto, non una mostra tradizionale, ma un concept del tutto nuovo, un percorso diviso in sequenze come fosse una partitura musicale, alla scoperta della vita e dell’opera del “prete rosso”, grande virtuoso del violino, il più importante ed originale esponente del tardo barocco. Le tre sale su cui è imperniato VivaVivaldi sono un tutt'uno, musicalmente parlando: il visitatore incontra 15-20 frammenti di brani vivaldiani – per circa 35 minuti di ascolto - che sono però collegati fra loro come fossero un unico lavoro e un'unica musica.
 
La performance è resa possibile da un sofisticato sistema tecnologico di grandi proiezioni in HD, Multi-Directional Sound, effetti olfattivi che esaltano ed amplificano la bellezza e la suggestione del Complesso di Sant’Apollonia. Il percorso immersivo si svolge in più sale, in modalità ogni volta diverse che sorprendono il visitatore. Ha inizio nella suggestiva tranquillità del Chiostro di Sant’Apollonia, il più antico di Venezia, per proseguire in un crescendo nelle sale del primo piano ed infine animare le architetture della sala ad archi e far vivere un’esperienza unica di ascolto e visione sonora. 
 
 
 
Photo Courtesy Viva Vivaldi Venezia, @vivavivaldivenezia
 
 
Il Leviathan di Shezad Dawood alla Palazzina Canonica dell'Istituto Scienze Marine
 
L’artista inglese Shezad Dawood presenta a Venezia fino al 24 settembre un nuovo articolato progetto espositivo in cui si mostra per la prima volta Leviathan, un film in dieci episodi ideato e diretto dall’artista. A Venezia saranno svelati i primi due episodi del film insieme a una nuova serie di opere su tessuto e scultoree, nell’ambito di una mostra site-specific pensata per gli spazi restaurati, e per la prima volta aperti a un progetto artistico, della neorinascimentale Palazzina Canonica, lungo la Riva dei Sette Martiri nei pressi dei Giardini della Biennale. Dopo Venezia, il progetto vedrà diverse tappe nel Regno Unito e altre sedi internazionali, fino alla presentazione finale del film nel 2020.
 
Leviathan è ambientato in un futuro immaginario, i cui abitanti sono i sopravvissuti a un cataclisma solare. Ogni episodio è raccontato dal punto di vista di uno dei personaggi, seguiti nel loro vagare tra Europa, Asia e Nord Africa, e nell’incontro con diverse comunità dal carattere idiosincratico. Tra le location scelte dall’artista per le riprese si trovano la piattaforma oceanografica dell’Istituto di Scienze Marine, nel mare Adriatico, il Museo di Storia Naturale di Londra e un’isola abbandonata nella Laguna di Venezia.
 
Nel corso della preparazione del film Dawood ha scelto di confrontarsi con biologi marini, oceanografi, scienziati politici, neurologi e studiosi dei disturbi post traumatici, per indagare con il loro aiuto alcune delle questioni più critiche del nostro presente e le loro interconnessioni: adottando un approccio globale e collettivo, Leviathan è una riflessione sulle possibili conseguenze della mancata consapevolezza dei rischi umanitari e climatici del nostro tempo, visti dall’artista come parti della stessa patologia della vita sulla Terra.
 
I primi due episodi sono proiettati su due diversi schermi allestiti presso Palazzina Canonica, insieme all’installazione di una serie di dipinti su tessuto e di una scultura di grandi dimensioni. I lavori su tessuto sono stati realizzati in dialogo con l’eccellenza artigianale di Fortuny, utilizzando alcuni dei suoi preziosi manufatti tessili, mentre i dipinti sono allestiti sia lungo la libreria di Palazzina Canonica che nello showroom della fabbrica Fortuny alla Giudecca, nata nel 1919 e oggi ancora attiva.
 
La mostra, a cura di Alfredo Cramerotti, si sviluppa con il supporto istituzionale della Fondazione Querini Stampalia e in stretta collaborazione con l’Istituto di Scienze Marine (CNR-ISMAR) e Museo Fortuny.
 
 
Foto di Laura Scarpa
 
 

VIVA ARTE VIVA: la 57° Biennale d'Arte di Venezia

Sabato, 13 Maggio, 2017 (All day) to Domenica, 26 Novembre, 2017 (All day)
Sarà aperta al pubblico da sabato 13 maggio a domenica 26 novembre 2017, ai Giardini e all’Arsenale, la 57. Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo VIVA ARTE VIVA, curata da Christine Macel e...
45.4342, 12.3445

Kokodé Kamigami: a Palazzo Morosini l'incontro tra Occidente e Oriente

Venerdì, 12 Maggio, 2017 (All day) to Domenica, 16 Luglio, 2017 (All day)
Dal 12 maggio al 16 luglio 2017 a Palazzo Morosini si terrà la mostra dal titolo "KOKODÉ KAMIGAMIここで神々" (letteralmente "Qui si incarnano gli dei"), evento collaterale della 57. Biennale d'Arte di...

La Biennale Arte 2017 è social con Instagram e #ArtBiennaleExperience

Martedì, 9 Maggio, 2017 (All day) to Domenica, 26 Novembre, 2017 (All day)
VivaArteViva. La Biennale Arte 2017 è social, scoprila con Instagram e #ArtBiennaleExperience. Uno sguardo nuovo sul fare arte, conviviale e aperto, ecco la mostra di Christine Macel e una Venezia...
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