Per sempre, fino alla fine, il lavoro di Giuseppe Di Liberto su memoria, scomparsa e fragilità del presente, alla Project Room di Ca’ Pesaro
A Venezia la fine non è mai solo una fine. È qualcosa che ritorna, riaffiora, si deposita sulle pietre, entra nella memoria delle immagini, convive con la bellezza della città. Dal 23 giugno al 6 settembre 2026 la Project Room della Galleria Internazionale d’Arte Moderna presenta Per sempre, fino alla fine, installazione site-specific dell’artista palermitano Giuseppe Di Liberto, classe 1996, formatosi a Venezia e oggi tra le voci più interessanti della nuova scena italiana.
La mostra, curata da Marta Cereda e Giulia Mariachiara Galiano, si inserisce nella rassegna Polifonie italiane, il progetto di Ca’ Pesaro a cura di Camilla Salvaneschi e Angela Vettese, dedicato agli artisti formatisi all’Università Iuav di Venezia, nella Project Room, spazio dedicato alla sperimentazione e al dialogo con le realtà formative del territorio.
Il titolo della mostra è una frase affettiva che porta dentro di sé la consapevolezza della perdita. Da tempo Di Liberto lavora su morte, assenza, lutto. La sua ricerca può essere letta come un’indagine su ciò che rimane: le forme attraverso cui le comunità trattengono la memoria, con cui l’essere umano prova a sopportare l’insopportabile.
Ex voto, iconografie apocalittiche, riti funebri, il mare come luogo di pericolo e salvezza, la memoria popolare. Nella mostra Così tentammo di aspettare la fine, presentata nel 2024 alla Galleria Poggiali di Milano, l’apocalisse appariva anche come rivelazione, e la fine una condizione, un tempo sospeso in cui passato e presente si mescolano.
A Ca’ Pesaro, al centro della Project Room, una grande struttura in calcestruzzo si anima attraverso un processo ciclico di apparizione e scomparsa di immagini tratte dalla memoria archivistica veneziana. La materia è pesante, la storia della città riaffiora senza fissarsi.
Il lavoro introduce anche una componente olfattiva, sviluppata appositamente per il progetto, un elemento coerente con la pratica dell’artista, che spesso costruisce ambienti immersivi e sensoriali. L’olfatto agisce in modo diverso dall’immagine: arriva prima del pensiero, attiva ricordi, produce associazioni, mette il corpo del visitatore dentro l’opera.
A Venezia, dove l’esperienza dello spazio è sempre fisica, atmosferica, fatta di acqua, pietra, umidità, la città entra nel lavoro come archivio instabile, un luogo dove la memoria è un movimento continuo.
Per sempre, fino alla fine può essere letta anche come una mostra sul modo in cui guardiamo Venezia. Che cosa resta di una città quando le sue immagini sono ovunque? Che cosa significa memoria, quando il passato viene continuamente riprodotto, consumato, trasformato in superficie visiva? E come può l’arte restituire complessità a una città spesso raccontata attraverso formule troppo semplici?
Giuseppe Di Liberto. Per sempre, fino alla fine
Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Moderna – Project Room
Santa Croce 2076, Venezia
Dal 23 giugno al 6 settembre 2026
A cura di Marta Cereda e Giulia Mariachiara Galiano
Nell’ambito di Polifonie italiane, a cura di Camilla Salvaneschi e Angela Vettese
Informazioni
capesaro.visitmuve.it

