
A Venezia convivono due sistemi apparentemente opposti: il sistema globale dell’arte contemporanea, e il mondo dell’artigianato tradizionale. Un incontro affronta la contraddizione
Per esplorare questa tensione nasce Nulla che sia umano mi è alieno, il simposio organizzato il 25 e 26 giugno allo IUAV, Cotonificio, dai dottorandi Elena Compassi e Barış Gedizlioğlu, con la supervisione scientifica di Angela Vettese.
Da una parte Biennale, le fondazioni internazionali, le gallerie e le istituzioni culturali collocano Venezia al centro dei circuiti globali dell’arte contemporanea. Dall’altra una rete di laboratori, atelier e manifatture custodiscono competenze legate alla lavorazione del legno, dell’oro, della pelle, del tessuto, della carta, del vetro.
Artisti, curatori, collezionisti, sponsor, grandi nomi della finanza e marchi internazionali convivono con una città fatta anche di botteghe, lavorazioni manuali, produzioni su piccola scala e soprattutto abitanti.
Venezia parla due lingue contemporaneamente: quella dell’arte internazionale e quella della produzione artigianale.
Nulla che sia umano mi è alieno richiama la riflessione contenuta nelle Lezioni di estetica di Hegel, dove l’arte viene descritta come capacità di accogliere tutto ciò che appartiene all’esperienza umana. Gli organizzatori utilizzano questa prospettiva per interrogarsi sulle tensioni che attraversano il mondo della produzione culturale: locale e internazionale, contemporaneo e tradizionale, artistico e artigianale.
Che ruolo ha oggi il fare? Quale valore ha la produzione manuale in una società digitale?
Il simposio, aperto al pubblico, riunisce artisti, studiosi e artigiani per riflettere sul significato contemporaneo del fare come pratica di conoscenza, responsabilità e trasformazione del presente.
I relatori
Il programma della prima giornata ospita gli interventi dell’economista Stefano Micelli, della visual artist e accademica Laura Paoletti, dell’artista visiva Debra Werblud e di Irene Biolchini, curatrice, saggista e docente di arte contemporanea.
La seconda giornata è dedicata a creativi contemporanei che sono anche – fortemente – artigiani, come Goga Mason, artista e animatrice laureata a Brera, che si esprime con il ricamo d’avanguardia, un atto creativo libero e provocatorio. Kevin Ferrari: maestro artigiano specializzato nell’arte della gioielleria. Lavinia Rizzi: scrittrice, psicologa e poetessa, per trent’anni alla guida della storica Antica Legatoria Piazzesi (fondata nel 1851), custode di tecniche uniche di legatoria e stampa a mano.
Professionisti delle pratiche di fruizione dell’arte sono l’architetto Giulio Lattuada, le galleriste Garance & Marion, anime belle dello spazio d’arte indipendente dedicato alle arti grafiche contemporanee e al supporto di artisti emergenti internazionali. Con il collettivo artistico Pezzi di Carta, focalizzato sulla riscoperta della stampa d’arte tradizionale, dell’incisione e della grafica, e Laura Scarpa (Venezia da Vivere), dialogheranno con gli artigiani-artisti in una tavola rotonda conclusiva.
Tra gli interventi, il nostro: parleremo di Come si costruisce un ecosistema dell’artigianato contemporaneo, una riflessione sul ruolo delle relazioni tra artigiani, scuole, fondazioni e imprese creative nella costruzione della Venezia del futuro.
Il programma
25 giugno 2026
9:00 – 9:15 Introduzione generale
9:15 – 10:00 Introduzione Gedizlioglu
10:30 – 11:45 Stefano Micelli
11:45 – 12:00 pausa
12:00 – 13:30 Laura Paoletti
13:30 – 15:00 pausa pranzo
15:00 – 16:15 Debra Werblud
16:15 – 17:30 Irene Biolchini
17:30 – 18:00 discussione finale
26 giugno 2026
10:00 – 10:15 Introduzione Compassi
10:15 – 10:45 Laura Scarpa
10:45 – 11:30 Giulio Lattuada
11:30 – 11:45 pausa
11:45 – 13:00 Garance & Marion (Galleria)
13:00 – 14:00 pausa pranzo
14:00 – 14:30 Pezzi di Carta, incisione
14:30 – 15:00 Goga Mason, ricamo
15:00 – 15:30 Lavinia Rizzi, Legatoria Piazzesi
15:30 – 16:00 Kevin Ferrari, gioielleria
16:00 – 16:15 pausa
16:15 – 17:30 tavolo collettivo artigiani
17:30 – 18:00 discussione finale
Uno degli aspetti interessanti del simposio è l’impegno nel far dialogare mondi che vengono spesso raccontati separatamente: arte e artigianato, teoria e pratica, contemporaneo e sapere tradizionale, ricerca e produzione.
A Venezia questi confini appaiono spesso più permeabili che altrove: le botteghe collaborano con università e scuole. Gli studenti lavorano con gli artigiani. Designer e artisti sperimentano con tessiture, fornaci, legatorie e laboratori specializzati. Le fondazioni culturali sostengono progetti tra ricerca, produzione e sperimentazione.
In questo contesto il fare diventa uno strumento per comprendere il presente e immaginare il futuro. La domanda che circola riguarda quindi anche Venezia: come rendere visibile e accessibile questo patrimonio di competenze, relazioni e conoscenze?
Forse la risposta risiede proprio nella capacità di riconoscere l’artigianato contemporaneo come un ecosistema composto da persone, luoghi, istituzioni e idee che producono cultura, sviluppo, trasformazione.
Nulla che sia umano mi è alieno
Giornata di studi / Convegno
25 e 26 giugno 2026, ore 9-18
Auditorium Cotonificio
Università IUAV di Venezia
Ingresso libero
ecompassi@iuav.it
ibgedizlioglu@iuav.it
Articolo di Laura Scarpa, foto Angela Vettese di Marco Paris per Venezia da Vivere. In copertina Debra Werblud.

