
Una guida personale ai Padiglioni della Biennale Architettura 2025
Dopo i giorni degli opening trascorsi tra Giardini, Arsenale e sedi in tutta la città, abbiamo raccolto le impressioni, gli stupori e le preferenze della redazione social di Venezia da Vivere: ecco la selezione dei padiglioni della Biennale Architettura di Venezia, che per noi meritano una visita.
Il più votato: la Santa Sede
Un padiglione che colpisce per la sua essenzialità e per la forza silenziosa con cui racconta la cura, il tempo, la trasformazione. In restauro, con fasciature che ricordano un corpo in guarigione, lo spazio si offre come luogo vivo, coinvolto in un processo di riattivazione concreta per la comunità. Aperto alle scuole, ai restauratori, agli artigiani, restituisce a Venezia un senso di partecipazione e continuità. È un ambiente che evolve mentre lo si visita, dove la materia parla di futuro attraverso il lavoro collettivo.
Padiglione della Santa Sede – Opera Aperta
Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, Fondamenta San Gioacchino, Castello 450
Curatori: Marina Otero Verzier e Giovanna Zabotti
In collaborazione con: Tatiana Bilbao ESTUDIO (Città del Messico) e MAIO Architects (Barcellona)
Ingresso libero
Nel corso dei sei mesi di mostra, il progetto prende forma nel tempo e ospita una serie di laboratori pubblici dedicati al restauro: doratura, affresco, lucidatura e calchi, con la partecipazione di studenti, artigiani e professionisti.
Uzbekistan: luce, specchi ed energia pulita
Un padiglione che ha conquistato tutti per la sua forza visiva e la chiarezza del messaggio. Il sistema di specchi usato per concentrare la luce solare e produrre energia pulita è sorprendente, sia per l’efficacia tecnica che per il valore simbolico. Un esempio virtuoso che dimostra come tecnologia, memoria storica e sostenibilità possano intrecciarsi in modo armonico.
Padiglione dell’Uzbekistan – A Matter of Radiance
Arsenale, Campo della Tana, Castello
Curatori: GRACE (Ekaterina Golovatyuk, Giacomo Cantoni)
Commissario: Gayane Umerova – Uzbekistan Art and Culture Development Foundation
Espositori: Mukhiddin Riskiev, Ester Sheynfeld, Azamat Abbasov
Ingresso: con biglietto Biennale
Il progetto presento per la Biennale 2025 è il Institute of Materials Science of Uzbekistan, un grande forno solare costruito nel 1987 vicino a Tashkent. Questa struttura, una delle due esistenti al mondo, utilizza specchi per concentrare la luce solare e studiare il comportamento dei materiali ad alte temperature. Il padiglione esplora il significato attuale di questa eredità scientifica e culturale, riflettendo su come la tecnologia del passato possa ispirare soluzioni sostenibili per il futuro.
Evviva le Corderie dell’Arsenale
Le Corderie sono state per molti il primo contatto con il tema della Biennale: Intelligens nelle sue forme naturale, artificiale, collettiva. L’ingresso è segnato da The Third Paradise Perspective di Michelangelo Pistoletto: un ambiente interamente invaso da condizionatori d’aria, una sequenza claustrofobica che mostra in modo diretto l’assurdità del nostro rapporto con il clima. Rinfreschiamo gli spazi, surriscaldiamo il mondo. Un impatto immediato, che dà la misura della complessità del percorso.
The Third Paradise Perspective – Installazione di apertura
Corderie dell’Arsenale
Artista: Michelangelo Pistoletto
Produzione: Fondazione Cittadellarte – in collaborazione con Paolo Naldini, Michele Cerruti But, Tiziano Guardini, Luigi Ciuffreda e Giulia Giavatto
È la prima opera che accoglie i visitatori alle Corderie dell’Arsenale. Un ambiente buio e afoso, una passerella che attraversa diverse vasche d’acqua ferma e decine di condizionatori d’aria appesi: evocando lo scenario distopico di una Venezia nel futuro, vittima dell’effetto del riscaldamento globale.
USA: il valore del riposo nel portico
Un elogio alla pausa e al diritto al tempo lento. Il padiglione americano è un “portico” che ribalta la narrativa del “produttivismo a tutti i costi”, invitando il visitatore a riscoprire l’ozio come forma di cura, benessere, generosità e relazione. Un messaggio tanto controcorrente quanto necessario.
Padiglione Stati Uniti – PORCH: An Architecture of Generosity
Giardini della Biennale, Castello
Curatori e Commissari: Peter MacKeith (Fay Jones School of Architecture and Design, University of Arkansas)
Espositori: 54 studi e designer, tra cui Stephen Burks Man Made, Julie Bargmann (D.I.R.T. Studio), Ten x Ten Studio e Marlon Blackwell Architects
Il padiglione propone una ricostruzione contemporanea del “porch” – la veranda coperta, tipica delle case americane – reinterpretata come spazio architettonico capace di mediare tra pubblico e privato, dentro e fuori. Realizzata in legno a basso impatto ambientale, la struttura ospita una selezione di progetti statunitensi costruiti dopo il 2000. L’allestimento mette in dialogo architettura, paesaggio e cultura materiale per indagare come il porch si rinnovi oggi sotto il profilo sociale, climatico e costruttivo.
Islanda, Serbia, Emirati Arabi Uniti: tre visioni poetiche
L’Islanda plasma il paesaggio con lava e design; la Serbia tesse e disfa fili di memoria, artigianato e sostenibilità; gli Emirati Arabi Uniti mostrano come far fiorire la vita in territori ostili, partendo dalla collaborazione tra comunità e dalla creazione condivisa.
Padiglione Islanda – Lavaforming (Castello 2125)
Padiglione della Serbia – Unraveling: New Spaces (Giardini della Biennale)
Padiglione Emirati Arabi Uniti – Pressure Cooker (Arsenale)
Giappone e Corea: estetiche del vuoto e del possibile
Due padiglioni che si distinguono per eleganza concettuale e rigore formale. Il Giappone esplora gli spazi intermedi come luoghi di transizione e permeabilità, mentre la Corea propone riflessioni urbane attente alle trasformazioni ambientali.
Padiglione Giappone – In-Between (Giardini della Biennale)
Padiglione Corea (Repubblica di) – Little Toad, Little Toad: Unbuilding Pavilion (Giardini della Biennale)
Messico, Canada, Marocco: natura e resilienza
Il Messico invita a ripensare il nostro rapporto con l’agricoltura e l’acqua, il Canada sorprende con un’installazione sensoriale sull’intelligenza ambientale, mentre il Marocco recupera tecniche antiche per progettare il futuro con materiali del luogo: sostenibilità vera, concreta, applicata.
Padiglione Messico – Chinampa Veneta (Arsenale)
Padiglione Canada – Picoplanktonics (Giardini della Biennale)
Padiglione Marocco (Regno del) – Materiae Palimpsest (Arsenale)
Spagna, Svizzera e Polonia: la forza del pensiero architettonico
Approcci differenti accomunati dalla natura: la Spagna lavora sul concetto di bilanciamento ambientale, la Svizzera presenta un dialogo formidabile tra due linguaggi architettonici opposti, mentre la Polonia riflette sulle differenze tra “abitare” e “avere una casa”, scavando nelle leggende e nei miti condivisi.
Padiglione Spagna – Internalities Architectures for Territorial Equilibrium (Giardini della Biennale)
Padiglione Svizzera – Endgültige Form wird von der Architektin am Bau bestimmt (Giardini della Biennale)
Padiglione Polonia – Lares and Penates: On Building a Sense of Security in Architecture (Giardini della Biennale)
Il Padiglione Venezia: la città raccontata attraverso i libri
Una riflessione sul ruolo della parola scritta nella costruzione dell’identità urbana. Il padiglione concepisce una biblioteca universale che unisce volumi storici e contemporanei, testi narrativi e saggistici, per restituire la relazione profonda tra Venezia e la sua memoria letteraria e visiva, esplorandone le stratificazioni culturali e storiche, attraverso la materialità della carta stampata e la forza dei contenuti. Un allestimento capace di indagare come i libri modellino la percezione urbana.
Biblioteche. Costruire l’intelligenza veneziana
Giardini della Biennale
Curatori: Collettivo curatoriale composto da Benno Albrecht (IUAV), Michele Casarin (Accademia Belle Arti), Roberto Beraldo (Ordine Architetti)
Commissario: Maurizio Carlin del Comune di Venezia
Il progetto raccoglie centinaia di volumi, tra cui 27 micro-cataloghi e materiali multimediali. L’allestimento di oltre 6 milioni di volumi coinvolge 128 biblioteche e le sedi universitarie di Venezia.
E poi ci sono le piccole scoperte
Il progetto del collettivo Roofscapes affronta una delle urgenze più sottili ma pervasive del cambiamento climatico: l’aumento del calore nelle città. Climate Realignment: Tactical Adaptations to Urban Heat mostra quanto il verde possa cambiare la qualità della vita urbana. Il caso studio è Parigi e la proposta si presenta semplice e potente al tempo stesso, da replicare subito.
Corderie dell’Arsenale
Espositori: Roofscapes Studio e Mosaika
Il progetto affronta l’adattamento urbano alle ondate di calore causate dal cambiamento climatico. Attraverso materiali termici e sistemi di mitigazione passiva, il progetto propone soluzioni architettoniche e sociali per ridurre l’impatto del calore in città. L’installazione integra monitoraggi sensoriali, modelli fisici e narrazioni termiche per proporre strategie applicabili a contesti europei come Parigi. L’intervento unisce design e attivismo ambientale, sottolineando la dimensione politica della crisi climatica.
La guida completa di tutti i padiglioni alla Biennale Architettura di Carlo Ratti
Ringraziamo per la selezione:
Alvise Bittente
Settimo Cannatella
Giulia Carli
Gianpaolo Cerato
Marta Formentello
Raffaele Dessì
Lucia Pecoraro
Martina Scalzo
Laura Scarpa
Rossana Viola
Anche per le fotografie.
Cover di Settimo Cannatella.




