
Dalla storia del teatro ai maestri di oggi, al futuro: il programma della Biennale Teatro diretta da Willem Dafoe
Venezia 75/25. Cinquant’anni di nuovo teatro
Willem Dafoe apre il suo primo Festival con un omaggio alla Biennale Teatro del 1975, diretta da Luca Ronconi, che trasformò radicalmente il modo di intendere la scena. Quell’anno Venezia ospita artisti come Peter Brook, Jerzy Grotowski, Ariane Mnouchkine, Meredith Monk, Eugenio Barba, Robert Wilson e il Living Theatre, protagonisti di una stagione in cui la ricerca artistica si mescola con la politica, il corpo, lo spazio urbano.
Il teatro abbandona la logica dello spettacolo concluso per diventare processo aperto, attraversato da prove, incontri, pratiche collettive.
Quella Biennale diventa un punto di riferimento per le generazioni successive e continua a interrogare il presente. Con Venezia 75/25, Dafoe richiama alcuni dei protagonisti di allora e ne riattiva i percorsi attraverso nuove produzioni, performance, incontri pubblici.
Gli appuntamenti di Venezia 75/25
Eugenio Barba e Julia Varley sono a Venezia con Le nuvole di Amleto, ultimo lavoro dell’Odin Teatret, costruito intorno a una riflessione sul potere, il tradimento e la sopravvivenza delle storie. Thomas Richards, con la sua compagnia Theatre No Theatre, presenta in prima europea Inanna, opera che intreccia voce, corpo e rito, nata dall’eredità lasciata da Grotowski e sviluppata in oltre trent’anni di lavoro sul campo.
Richard Schechner tiene una lectio magistralis e partecipa all’incontro pubblico dedicato alla Biennale del 1975, insieme a Satyamo Hernandez, Chris Torch e Toby Marshall del Living Theatre, già presenti cinquant’anni fa. Allo stesso incontro intervengono Giorgio Sangati e Sandra Toffolatti, protagonisti del lavoro di Luca Ronconi, insieme a Dafoe e allo storico Andrea Porcheddu.
Willem Dafoe e Simonetta Solder presentano No title, un esperimento performativo in omaggio a Richard Foreman, pioniere dell’avanguardia americana, recentemente scomparso. Il Wooster Group, diretto da Elizabeth LeCompte, Leone d’oro alla carriera, porta in prima europea Symphony of Rats, spettacolo firmato da Foreman, riallestito a quarant’anni dalla prima.
La sezione include inoltre video, materiali d’archivio, contributi visivi e sonori che documentano quel tempo. Lo Spazio Cinema o Arena Cinema propone tre film: Dionysus in ’69 di Schechner, filmato da Brian De Palma, Action di Thomas Richards, e In principio era l’idea, tratto dal Vangelo di Oxyrhincus, messo in scena da Eugenio Barba nel 1985.
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I maestri di oggi
Il Festival esplora l’eredità del nuovo teatro attraverso le opere di artisti contemporanei che ne condividono lo spirito e la libertà formale. Willem Dafoe li riunisce per affinità di pensiero, percorsi che si sono incrociati, scelte che continuano a porre domande alla scena.
Gli spettacoli
Romeo Castellucci presenta I mangiatori di patate, una creazione site-specific in prima assoluta all’Isola del Lazzaretto Vecchio. Thomas Ostermeier, direttore della Schaubühne di Berlino, porta a Venezia Changes di Maja Zade, in prima nazionale. Milo Rau arriva con Die Seherin, interpretato da Ursina Lardi, Leone d’argento del Festival.
Davide Iodice propone un Pinocchio “irrituale”, costruito attorno alla domanda Che cos’è una persona? In scena, un gruppo di lavoro composto da interpreti con sindrome di Down, autismo, sindrome di Williams, Asperger. Figure diverse, ciascuna con la propria qualità scenica, che danno vita a un racconto molteplice, fragile, necessario. Iodice condurrà anche un laboratorio, parte di un progetto triennale che si apre al disagio umano e urbano.
Gardi Hutter presenta Giovanna D’ArpPo, uno spettacolo che interroga il corpo comico con rigore e leggerezza. Clown di fama internazionale, Hutter porta in scena uno spettacolo in cui l’ironia, il gesto, la ripetizione e la precisione fisica diventano strumenti per riflettere su come il corpo possa far ridere, commuovere, sbilanciare, con pochissime parole o nessuna. È il classico caso in cui la semplicità apparente nasce da un controllo perfetto del linguaggio scenico.
L’Istanbul Historical Turkish Music Ensemble porta in scena il rito dei dervisci rotanti. La musica guida il movimento, il corpo entra in rotazione continua, costruisce uno spazio di concentrazione, preghiera, visione. Bob Holman, poeta americano, realizza una performance urbana We are the Dinosaur e partecipa, insieme al collettivo Industria Indipendente, a Talking Poetry / More Than Heart II, un intervento che lavora sulla voce, sul ritmo, sul senso nascosto nel suono.
Uno sguardo al futuro
La terza sezione del Festival è dedicata alle generazioni emergenti. Willem Dafoe guarda a chi lavora con linguaggi nuovi, a chi costruisce forme interpretative inattese, a chi si muove tra teatro, musica, video, parola. È un’indagine che proseguirà anche nel 2026, aprendosi a contesti e geografie ancora più distanti.
Evangelia Rantou, coreografa e regista greca attiva tra cinema e teatro, presenta in prima assoluta Mountains, creazione firmata con la sua compagnia Garage21, frutto di un percorso tra movimento, immagine e architettura del corpo. Princess Bangura, artista afro-belga, porta: Oedipus monologue e Great Apes of the West Coast, opere che attraversano trauma, mito e biografia con una fisicità senza filtri. Entrambe terranno anche un laboratorio.
Yana Eva Thönnes, regista e autrice tedesca, presenta Call me Paris, spettacolo in prima assoluta e terrà a sua volta un laboratorio. Anthony Nikolchev, statunitense, debutta con The (Un)Double, riscrittura di Il sosia di Dostoevskij con riferimenti a documenti del massacro di Christchurch e testi attribuiti a Radovan Karadzic, in una struttura claustrofobica, costruita sulla tensione tra identità e rappresentazione.
Il collettivo romano Industria Indipendente, in collaborazione con Bob Holman, porta Talking Poetry / More Than Heart II, intervento vocale e ritmico tra suono, testo e presenza.
Il Festival si chiude con il concerto di Spira, firmato dalla cantautrice, compositrice e musicista Daniela Pes, unica data italiana del 2025.
Biennale College Teatro
Biennale College è il progetto pluriennale che La Biennale di Venezia dedica alla formazione e al sostegno dei nuovi talenti. Un luogo di lavoro, trasmissione, creazione. Un programma che si sviluppa in più direzioni e coinvolge registi, drammaturghi, attori, pedagoghi, critici.
Per l’edizione 2025 vengono presentati i lavori della vincitrice del bando Regia, Mariasole Brusa, autrice e regista di Golem_e fango è il mondo, spettacolo in prima assoluta; e dei vincitori del bando Drammaturgia, Jacopo Giacomoni e Athos Mion: il primo con Tacet, una mise en lecture a cura di Silvia Costa; il secondo con Orge per George, diretto da Arturo Cirillo e interpretato dagli allievi e dalle allieve della scuola del Teatro Nazionale di Napoli.
Nel contesto del College si inserisce anche la collaborazione tra Antonio Latella e l’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico. Il progetto www.wordworldwar.bomb, curato da Latella, raccoglie una serie di saggi-spettacolo degli allievi attori del secondo anno, con regie affidate a Thom Luz, Sebastian Nübling, Jackie Poloni, Natalie Beasse e Alessio Maria Romano.
La prospettiva pedagogica del College si arricchisce dei laboratori condotti da insegnanti di diverse generazioni: Eugenio Barba e Julia Varley, Richard Schechner, Thomas Richards, Giorgio Sangati e Sandra Toffolatti, Yana Eva Thönnes, Princess Bangura, Romeo Castellucci e Gardi Hutter lavoreranno sull’arte attorale, sul corpo in scena, sulle azioni fisiche come nucleo della pratica teatrale.
Davide Iodice guida un laboratorio che apre un confronto con le zone del disagio umano e urbano. Il percorso prende avvio quest’anno e porterà a una nuova creazione nel 2026.
Completano il programma un workshop di critica teatrale curato da Roberta Ferraresi; Scrivere in residenza, progetto affidato a Katia Ippaso e promosso dall’Archivio Storico della Biennale; una serie di conversazioni pubbliche con gli artisti, guidate da Maddalena Giovannelli e Lorenzo Pavolini.
Uno Spazio Cinema alla Biennale Teatro
Accanto a spettacoli, incontri, performance, il festival offre uno Spazio Cinema con una rassegna di film alla Sala d’Armi E dell’Arsenale, il 6, 7, 8 giugno. “Per incoraggiare e favorire il dialogo tra teatro e cinema – scrive Willem Dafoe – ho invitato le artiste e gli artisti presenti al Festival a contribuire al programma indicando il titolo di un film o di un documentario che potesse raccontare un percorso creativo, svelarne dettagli, testimoniare uno spettacolo o un progetto di allestimento per capire meglio cosa è teatro oggi”.
53. Festival Internazionale del Teatro
Direttore artistico: Willem Dafoe
Date: dal 31 maggio al 15 giugno 2025
Tutto il programma
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Articolo di Lucia Pecoraro.
Foto per Courtesy La Biennale di Venezia.




