
La 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, In Minor Keys di Koyo Kouoh, si svolgerà da sabato 9 maggio a domenica 22 novembre 2026 (pre-apertura 6, 7, 8 maggio)
Realizzata secondo la visione curatoriale di Koyo Kouoh e intitolata In Minor Keys, la Biennale Arte 2026 mette al centro pratiche artistiche che abitano la fragilità, la pausa, la dissonanza con opere che costruiscono un tempo diverso, fatto di ascolto, di prossimità, di dettagli che resistono alla semplificazione.
In Minor Keys rappresenta fin dal principio un invito ad abitare un tempo più lento e sensibile, dove la percezione si affina, i gesti si fanno più consapevoli, e lo sguardo si apre alla possibilità di cogliere ciò che solitamente sfugge.
La guida curatoriale porta la firma di Koyo Kouoh, scomparsa improvvisamente il 10 maggio, lasciando in eredità alla Biennale — e al pubblico globale dell’arte — un progetto tanto radicale quanto poetico, che chiede di rallentare il passo, di affinare l’ascolto, di sintonizzarsi su quelle frequenze sottili che abitano le pieghe del mondo, e che spesso vengono soffocate dal rumore dominante; è lì che si manifesta il canto che nasce dalle rovine, il blues che consola, il lamento che si trasforma in armonia, ed è lì che, con rigore e tenerezza, Kouoh ci invita a sostare.
“C’è una ragione, dopotutto, se esistono persone che vogliono colonizzare la Luna, e altre danzano dinnanzi a essa come un’antica amica“.
Attraverso le parole di James Baldwin si apre il testo curatoriale, e si dischiude una riflessione potente e sfaccettata sulla natura umana e sulla molteplicità delle sue visioni: da una parte l’ossessione per il dominio, il controllo, la conquista, e dall’altra il desiderio di instaurare relazioni affettive, poetiche, immaginative con ciò che ci circonda — siano esseri umani, corpi celesti o forme viventi non umane — in un movimento che trasforma lo spazio espositivo in un ambiente di ascolto e di relazione, dove i confini geografici, identitari e linguistici si dissolvono, lasciando spazio a varchi, a possibilità, a forme di coabitazione che mettono al centro il dettaglio, il gesto minimo, la cura.
Sarà proprio nel segno della fedeltà e della gratitudine che la Fondazione La Biennale di Venezia realizzerà integralmente il progetto espositivo secondo le indicazioni lasciate da Kouoh, in accordo con la sua famiglia e con la direzione del suo team curatoriale, affinché il suo lavoro e impegno possano trovare piena espressione in ogni parte della mostra, così come Kouoh l’aveva concepita.
La visione In Tonalità Minori
Il titolo della Biennale, In Minor Keys, apre le porte a un’esperienza fondata su una diversa profondità dello sguardo, su una diversa disponibilità all’ascolto, evocando la struttura musicale delle tonalità minori non tanto per la loro definizione tecnica, quanto per la loro capacità di attivare risonanze emotive profonde, di suggerire paesaggi interiori, stati dell’anima, forme di resistenza e di bellezza che emergono con forza proprio quando tutto sembra cedere.
Durante la conferenza stampa del 27 maggio, è stata Gabe Beckhurst Feijoo a leggere integralmente il testo curatoriale, dando voce a Kouoh e restituendo con lucidità e rispetto la sua ricchezza concettuale: le tonalità minori sono isole — mondi distinti e vitali, disseminati tra gli oceani della complessità contemporanea — che si configurano come giardini, piste da ballo, residenze, studi, stanze, luoghi della quotidianità e della creazione, in cui il fare artistico si intreccia con la vita e la rigenera, custodendo in sé la possibilità di incontro, di riflessione, di consolazione.
In questo arcipelago diffuso di oasi, dove ogni isola è un universo intimo ma aperto all’altro, si afferma un invito radicale: rallentare, sintonizzarsi sui sussurri e sulle frequenze più basse, spostare il baricentro dell’ascolto e accogliere l’imprevisto, secondo un modello ispirato al free jazz, dove le voci mantengono la propria autonomia e trovano punti di contatto, accordi momentanei, armonie provvisorie, in un equilibrio costantemente rinegoziato tra coesione e dissonanza, forma e apertura.
La riconnessione poetica al mondo antico
Durante la presentazione ufficiale, alle spalle dei curatori scorrevano immagini evocative selezionate dalla stessa Kouoh: tessuti ricamati, fiori, scritture arabe, elementi simbolici che compongono un atlante sensibile di riferimenti personali e collettivi, e che incarnano il valore profondo dei saperi locali, spesso relegati ai margini della cultura dominante o ridotti a semplice ornamento. Qui restituiti alla loro centralità come fonti vive di conoscenza, di relazione e di senso.
I tessuti diventano emblema della visione curatoriale di Kouoh: oggetti fatti di tempo, di gesti ripetuti, di mani che intrecciano fili, che costruiscono trame, che narrano storie. Ogni tessuto è un paesaggio abitato, una forma di linguaggio, una soglia tra il quotidiano e il rituale, tra l’intimo e il politico.
I fiori, simbolo delle oasi e delle tonalità minori, rappresentano il manifestarsi della bellezza nei momenti più difficili, l’irruzione della gioia anche dove tutto sembra compromesso: ogni fiore è un atto di resistenza vitale, una promessa di rigenerazione, una forma silenziosa di speranza.
Le scritture arabe si impongono come tracce visive di un sapere antico e stratificato, legato alla poesia, alla filosofia, alla spiritualità, e come testimonianza di una dimensione estetica in cui il pensiero si fonde con il segno, e il segno con la voce. In piena sintonia con la citazione di Patrick Chamoiseau, secondo cui “le poesie del mondo antico sono già partiture preziose”, la calligrafia araba si offre come partitura visiva di una memoria collettiva e come porta d’accesso a metafisiche dimenticate, che oggi possono tornare a illuminare le nostre pratiche di vita.
Koyo Kouoh: la prima curatrice africana chiamata a guidare la Biennale Arte di Venezia
Kouoh, senegalese-camerunense, ha sempre posto al centro del proprio lavoro la necessità di riscrivere i canoni dell’arte contemporanea globale valorizzando prospettive africane, diasporiche, marginalizzate, con una particolare attenzione alle artiste donne, ai linguaggi femministi e alla costruzione di nuove relazioni tra sapere e forma.
Dal marzo 2019 era direttrice dello Zeitz MOCAA di Città del Capo ed è stata fondatrice della RAW Material Company di Dakar, un centro che lavora proprio per decostruire la centralità euro-occidentale nella produzione culturale con mostre che hanno aperto spazi critici su temi come il corpo, la memoria, la decolonizzazione.
Il suo approccio curatoriale ha scardinato i modelli dominanti, portando attenzione a forme e culture spesso marginalizzate: ha costruito geografie diverse, tracciando percorsi che uniscono sensibilità artistiche e responsabilità culturale.
Partner ufficiale della Biennale Arte sarà la Maison Bulgari
I dettagli, gli artisti invitati, l’identità grafica, il progetto di allestimento e la lista dei Paesi partecipanti alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia – In Minor Keys saranno svelati nel corso della consueta presentazione che si terrà a Venezia mercoledì 25 febbraio 2026.
La novità annunciata in conferenza stampa è che la Maison Bvlgari sarà Exclusive Partner dell’Esposizione Internazionale d’Arte per tre edizioni consecutive (2026, 2028, 2030).
Fondata a Roma nel 1884, la Maison di Alta Gioielleria è da sempre impegnata a sostenere l’arte contemporanea e il dialogo fra culture diverse.
Leggi anche il nostro approfondimento sulla Biennale Architettura 2025: intelligenza collettiva e natura in dialogo tra i padiglioni.
Articolo di Lucia Pecoraro.
Ritratti di Koyo Kouoh di Mirjam Kluka. Le altre immagini di Andrea Avezzù sono concesse da La Biennale di Venezia.




