
Nove luoghi di Venezia sono il palcoscenico della Biennale Teatro diretta da Willem Dafoe. Uno di questi è un appartamento.
Ca’ Malcanton non è un teatro. È un appartamento. Qualcuno lo ha svuotato, ricostruito, trasformato in una scena dove si svolge Ragada, il primo capitolo della trilogia Romance Familiare del regista greco albanese Mario Banushi. È questo tipo di scelta, un appartamento invece di un palcoscenico, una città come scena diffusa, che dice meglio di qualsiasi comunicato chi è Willem Dafoe e cosa ha in mente per la Biennale Teatro 2026, a Venezia dal 7 al 21 giugno.
Perché Dafoe
Dafoe il teatro ce l’ha nel sangue prima del cinema. A 19 anni lascia l’università per Theatre X, compagnia sperimentale di Milwaukee. Poi Amsterdam, il Mickery Theatre, uno dei luoghi centrali della scena internazionale degli anni Settanta. Poi New York, dove è tra i fondatori del Wooster Group, il gruppo che avrebbe riscritto le regole del teatro contemporaneo. Poi Hollywood. Poi il ritorno al teatro, sempre. Oggi vive in Italia con la moglie, la regista Giada Colagrande. E adesso Venezia è la sua Biennale.
Il titolo che ha scelto per il festival è Alter Native, due parole che cambiano significato a seconda di come le leggi. Alter come cambiamento, Native come natura propria. Oppure Alter come alterità, Native come cultura d’origine. “È l’incontro con ciò che non si conosce a restituire la forza originaria dello spettacolo dal vivo”, dice Dafoe.
Venezia come scena
55 appuntamenti, oltre 200 artisti, 10 prime mondiali assolute. Le sedi attraversano la città: l’Arsenale, il Teatro Verde sull’Isola di San Giorgio, Ca’ Giustinian, Ca’ Malcanton, il Teatro Goldoni. Luoghi che i veneziani conoscono in un altro modo, con un’altra funzione. Per quindici giorni diventano altro.
Satoshi Miyagi inaugura il festival il 7 giugno al Teatro Piccolo Arsenale con Mugen Noh Othello: Shakespeare riletto attraverso il rito scenico del Mugen Noh, dove vivi e morti condividono la stessa scena. Il 9 e 10 giugno, Christos Stergioglou e Alexandros Drakos Ktistakis portano al Teatro Verde Cries, concerto spettacolo nato da Euripide, dal poeta Giorgos Seferis e dalle voci di chi ha attraversato schiavitù, migrazione e sradicamento.
L’enfant prodige Mario Banushi a Venezia presenta l’intera trilogia Romance Familiare: Ragada a Ca’ Malcanton, Goodbye, Lindita e Taverna Miresia. Mario, Bella, Anastasia al Teatro alle Tese. Tre capitoli costruiti attorno a memoria, infanzia, perdita, legami familiari.
Dall’Indonesia arrivano due lavori di Bumi Purnati: Hikayat Perahu, The Tale of Boat, regia di Sri Qadariatin, già attrice con Bob Wilson, e Under the Volcano, diretto da Yusril Katil.
Il programma si apre poi all’India con Sharmila Biswas, maestra della danza Odissi, che presenta Mischief Dance: A Journey Through Rhythm and Spirit. Il viaggio continua alle Samoa e alla Nuova Zelanda con Lemi Ponifasio, che porta Star Returning: Venice, lavoro tra teatro, danza, rito e pensiero politico. Al Rwanda con Dorcy Rugamba e Hewa Rwanda, Letter to the absent, lettera scenica agli assenti uccisi, alla memoria e alla storia recente del suo Paese. Angélique Kidjo, dal Benin, è in concerto al Teatro Goldoni.
I Leoni
Il 12 giugno a Ca’ Giustinian vengono consegnati i Leoni. Il Leone d’Oro alla carriera va a Emma Dante, regista e autrice tra le figure più riconoscibili del teatro italiano contemporaneo. A Venezia porta in prima mondiale I fantasmi di Basile, ispirato alle fiabe raccolte nel Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, il Seicento napoletano che anticipò Perrault e i Grimm. Il Leone d’Argento va a Mario Banushi, 27 anni, regista greco albanese, una delle voci più forti della nuova scena europea.
Un omaggio a Bob Wilson
Dall’8 al 21 giugno, in Sala delle Colonne a Ca’ Giustinian, una mostra rende omaggio a Robert Wilson, scomparso nel luglio 2025: Viaggio attraverso cinque dimensioni. Robert Wilson alla Biennale di Venezia. Una ricerca fatta di luce, tempo, spazio, corpo e suono.
I materiali vengono dall’ASAC, l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale, di cui la Biennale ha appena presentato il progetto della nuova sede all’Arsenale con tre giornate tra lecture, performance e open day. L’Archivio, che conserva e valorizza il patrimonio documentario della Biennale dal 1895 a oggi, entra così in una nuova fase, presente nella vita culturale della città.
Il teatro fuori dai teatri
Tra i progetti speciali c’è Promemoria di Davide Iodice, costruito con i residenti della casa di riposo di San Giobbe. Qui il teatro entra nella vita delle persone, nei ricordi, nelle fragilità. Anche questo è Alter Native: non solo portare il mondo a Venezia, ma guardare Venezia attraverso le sue stanze, le sue voci, le sue età.
Per i giovani
Dafoe ha aperto un nuovo bando del Biennale College Teatro per attrici e attori under 30, che si aggiunge ai percorsi già esistenti per regia, drammaturgia e critica. Gli undici performer selezionati sono in residenza a Venezia dal 25 maggio al 21 giugno, con un programma di lavoro guidato da Willem Dafoe, Simon McBurney, Silvia Costa, Evangelia e Mary Rantou.
54. Festival Internazionale del Teatro
Biennale Teatro 2026
Alter Native
Diretta da Willem Dafoe
7 – 21 giugno 2026
Venezia, Arsenale, Teatro Verde all’Isola di San Giorgio, Ca’ Giustinian, Ca’ Malcanton, Teatro Goldoni e altre sedi
Tutto il programma
I biglietti di Biennale Teatro 2026
Programma completo e biglietti su labiennale.org
Articolo di Laura Scarpa. Courtesy immagini: In copertina: Alberto Colombo Sormani Imago Vocis Ph. Andrea Avezzù, Courtesy La Biennale di Venezia. Dafoe sul red carpet Ph Marta Formentello per Venezia da Vivere. Ritratto Dafoe Ph Igor Serdyukov per Venezia da Vivere. Courtesy foto spettacoli Ph. Andrea Avezzù e Courtesy La Biennale di Venezia.

