
Telemachus – The Quest for Self è la nuova mostra della Fondation Valmont: quattro artisti affrontano il tema dell’identità, muovendosi tra eredità artistica e memoria familiare
La relazione padre-figlio si materializza in un confronto fisico e simbolico: TELEMACHUS – The Quest for Self è il secondo capitolo della trilogia ispirata all’Odissea di Omero, presentata dalla Fondation Valmont a Palazzo Bonvicini, fino al 22 novembre.
Quattro artisti – Jakub Flejšar, Pavel Roučka, Maxence Guillon e Didier Guillon – indagano il tema dell’identità attraverso opere site-specific che occupano interamente le stanze del palazzo, trasformandole in spazi di riflessione e dialogo intergenerazionale.
Le stanze dell’eredità
Nella prima sala, una scultura monumentale in acciaio rosso attraversa due stanze di Palazzo Bonvicini. Un uomo seduto, gigante, lo sguardo altrove: è l’autoritratto di Jakub Flejšar. La figura taglia lo spazio come una lama silenziosa, dando corpo al confronto con le opere pittoriche di Pavel Roučka. Le opere si rincorrono, si contraddicono, si riconoscono. La scultura volta le spalle ai dipinti gestuali di Roučka (seconda sala), segnando una distanza simbolica: il figlio cerca un’altra direzione di sé e il padre afferma un’eredità fatta di materia densa, gesti ripetuti, stratificazioni emotive.
Nella terza sala, Maxence Guillon presenta The Virtuous Circle, una scultura a grandezza naturale e dalle sembianze di un gladiatore romano, al centro di un’arena digitale. Di fronte, la presenza televisiva del padre, Didier Guillon, che osserva in silenzio: costante, assente, giudicante. Il pubblico è invitato a sedersi al centro di questo spazio circolare, assumendo simbolicamente il punto di vista del padre, dove il confronto generazionale si consuma nello sguardo.
La (quarta) Room of Dreams raccoglie i disegni anatomici di Alphonse Lami, lontano parente di Didier Guillon, stampati su totem di carta giapponese. Sul soffitto, la parola “sogno” risplende al neon blu in dieci lingue diverse per immaginare il futuro a partire dall’eredità del passato.
Durante il periodo della mostra, la Room of Dreams accoglie ogni mese un numero ristretto di visitatori (su prenotazione a info@fondationvalmont.com) per una sessione di meditazione guidata e pensata come spazio per rallentare, prendersi cura di se stessi e instaurare una connessione profonda con le opere. Uno spazio voluto per contrastare il ritmo frenetico delle visite museali: «A Venezia le persone restano davanti a un’opera otto secondi», osserva Didier Guillon. «Qui niente telefono, nessuna distrazione: solo trenta minuti di silenzio, musica, yoga e la voce di un coach, per liberarsi dallo stress e restare presenti.» L’iniziativa fa parte del progetto Arte della longevità, che Valmont porta avanti a Venezia integrando meditazione, arte e benessere del corpo.
La Room 5, definita la “canzone finale” della trilogia, introduce il tema della mostra 2026 con un’installazione di lampade tessili sospese, realizzate a mano in Bhutan, ognuna delle quali rappresenta una diversa forma di libertà femminile, anticipando la figura di Penelope come asse simbolico del prossimo capitolo, in cui la tessitura torna gesto politico e forma di resistenza.
All’interno della residenza, nella sala The Intimate Cinema, Fondation Valmont presenta il suo settimo film dedicato alla settima arte: ogni venerdì, a partire dal 9 maggio, viene proiettato gratuitamente il capolavoro di Wong Kar Wai, In the Mood for Love.
Palazzo Bonvicini
Il palazzo che ospita oggi la Fondation Valmont è un edificio rinascimentale del XVI secolo, un tempo abitazione della famiglia Bonvicini, che conserva ancora affreschi originali e pavimenti in terrazzo veneziano.
Accanto alla Fondazione si trova la Résidence Bonvicini, pensata da Didier Guillon come luogo dove arte e ospitalità convivono. Il progetto, avviato nel 2019, ha richiesto anni di ricerca tra materiali, arredi, palette cromatiche e opere. Il risultato è una composizione armonica di stili differenti, costruita con attenzione a ogni dettaglio e priva di elementi barocchi, dove le travi a vista, alleggerite da una tonalità chiara, contribuiscono a creare un ambiente luminoso e arioso.
Le tre suite — Murano, Burano, Torcello — ospitano opere d’arte e dettagli artigianali veneziani come le maniglie in vetro di Murano firmate Leonardo Cimolin, il paravento Ma’ Segno e le mensole Cocal di Lunardelli Venezia e un mosaico colorato in vetro creato dalla storica fornace Orsoni Venezia 1888.
TELEMACHUS. The Quest for Self
Visitabile gratuitamente fino al 22 novembre
Palazzo Bonvicini – Calle de Ca’ Bonvicini, 2161/A
Tutto sul sito ufficiale della Fondation Valmont
Articolo di Lucia Pecoraro.
Foto concesse dalla Fondation Valmont.




