Spazi industriali diventano sale espositive: l’Arsenale, un tempo cantiere per la costruzione delle flotte della Serenissima, oggi è al centro dell’arte contemporanea mondiale con la Biennale Arte di Venezia 2026
I grandi edifici in mattone rosso dove si costruivano le galee da guerra veneziane, dal 17 aprile al 23 novembre 2026 ospiteranno installazioni video, opere d’arte, performance per la 61. edizione della Biennale Arte di Venezia.
Le Sale d’Armi, deposito di armamenti e spazio di rappresentanza decorato con le armi della Repubblica, diventa luogo espositivo, le Corderie tra capriate in legno e gomene lunghe trecento metri accolgono sculture monumentali, le Artiglierie di circa 3.300 mq, le panoramiche Gaggiandre: l’Arsenale di Venezia, un tempo cantiere navale della Repubblica dal XII secolo, è il secondo polo della Biennale di Venezia, con i Giardini.
Scopriamo in ordine alfabetico i padiglioni nazionali che sono ospiti in questa area:
ALBANIA
- Titolo: A Place in the Sun
- Artista: Genti Korini
- Curatrice: Małgorzata Ludwisiak
Ricerca d’archivio, folklore e immaginazione per esplorare come memoria collettiva e ideologia plasmano identità e spazio, tra passato albanese e rapporti con l’Unione Sovietica.
Genti Korini riutilizza archivi fotografici albanesi reinterpretandoli in chiave surreale e in una prospettiva est-europea (post-comunista), lavorando tra finzione storica e realtà documentaria.
Dipinti, fotografie, video e installazioni scultoree analizzano come l’ideologia si manifesta attraverso immagini e forme, confrontandosi con l’estetica politica oltre le eredità del comunismo, della modernizzazione e del presente neoliberale.
ARABIA SAUDITA
- Titolo: Mai si asciughino le lacrime che piangi sulle pietre
- Artista: Dana Awartani
- Curatrice: Antonia Carver
Dana Awartani, già presente alla Biennale Arte 2024 nell’esposizione principale curata da Adriano Pedrosa con l’opera Come, Let Me Heal Your Wounds, torna a Venezia per rappresentare l’Arabia Saudita.
Lavora con artigiani per ricostruire i disegni geometrici delle piastrelle della Grande Moschea di Aleppo distrutta dalla guerra in Siria, usando mattoni di argilla crepati per mostrare quanto sia fragile il patrimonio culturale sotto i bombardamenti e cosa stiamo perdendo.
ARGENTINA
- Titolo: Monitor Yin Yang
- Artista: Matías Duville
- Curatrice: Josefina Barcia
Il pavimento dell’intero spazio espositivo sarà coperto da un gigantesco disegno fatto con carbone e sale che i visitatori dovranno calpestare. L’opera si trasformerà progressivamente con il passaggio dei visitatori che la consumeranno camminandoci sopra: il sale richiama i mari scomparsi e le superfici cristallizzate, mentre il carbone rimanda a combustione e resti fossili.
Matías Duville lavora con legno bruciato, carbone e sale per creare paesaggi desolati e atmosfere post-apocalittiche dove natura e tracce umane entrano in tensione.
ARMENIA
- Titolo: The Studio
- Artista: Zadik Zadikian
- Curatori: Tony Shafrazi, Tina Chakarian
Zadik Zadikian lavora con strutture di mattoni e lingotti ricoperti in foglia d’oro creando sculture astratte basate sulla ripetizione e sulla numerologia. L’oro rappresenta per l’artista un metallo nobile chimicamente stabile, testimone perfetto e portatore di idee attraverso il tempo.
Il titolo Ode to Lord Byron richiama il poeta romantico inglese che nel 1816 visse sull’isola di San Lazzaro degli Armeni a Venezia studiando la lingua armena e finanziando la pubblicazione del primo dizionario armeno-inglese.
CILE
- Titolo: Inter-Reality
- Artista: Norton Maza
- Curatori: Dermis León, Marisa Caichiolo
Un canale d’acqua con suoni e vibrazioni percorre il padiglione cileno raccontando migrazioni, fake news e crisi ambientale attraverso grandi strutture e scenografie in miniatura. Norton Maza si ispira al fiume Cautín dove è cresciuto, oggi ridotto da fiume ampio a torrente a causa della devastazione ambientale.
EMIRATI ARABI UNITI
- Titolo: Washwasha
- Curatrice: Bana Kattan
Da Abu Dhabi a Venezia, Bana Kattan curerà il padiglione degli Emirati Arabi Uniti selezionando artisti dal mondo arabo e da contesti extra-occidentali.
Nata ad Abu Dhabi, lavora come curatrice e vicedirettrice delle mostre al Guggenheim Abu Dhabi. Ha curato mostre con Mona Hatoum, Wafaa Bilal e Maryam Taghavi ed esposizioni su temi socio-politici e storici creando dialoghi tra artisti emergenti e affermati, come Permanent Temporariness sulla condizione dei rifugiati e But We Cannot See Them che ha portato alla luce la comunità di artisti emiratini pionieri tra il 1988 e il 2008.
FILIPPINE
- Titolo: Sea of Love / Dagat ng Pag-ibig
- Artista: Jon Cuyson
- Curatrice: Mara Gladstone
I marinai filippini sono una silenziosa forza nel commercio marittimo globale e Jon Cuyson li racconta attraverso pittura, scultura, installazioni e film che mostrano il lavoro in mare, la solitudine, i corpi dei marinai e le storie nascoste di questi uomini. Usa pennelli a rullo per creare movimenti orizzontali che evocano sedimenti e ritmi delle maree, inserendo cozze e conchiglie di resina nelle superfici dipinte. Ricrea l’oceano come spazio dinamico di connessione tra le isole dell’arcipelago filippino e il resto del mondo.
IRLANDA
- Titolo: non annunciato
- Artista: Isabel Nolan
- Curatrice: Georgina Jackson
Archi, lampadari caduti, onde che si gonfiano, soli morenti: l’artista Isabel Nolan lavora da anni su cosmologia, storia, religione, mitologia, mortalità e amore attraverso sculture, tessuti, pitture, disegni, fotografie e testi per rispondere alla domanda esistenzialista di come noi esseri umani diamo senso al mondo.
ISRAELE
- Titolo: The Rose of Nothingness
- Artista: Belu-Simion Fainaru
- Curatori: Sorin Heller, Avital Bar-Shay
Il padiglione israeliano ai Giardini è in ristrutturazione e per la prima volta dal 1950 Israele espone all’Arsenale accanto a paesi come Emirati Arabi, Turchia e Arabia Saudita.
Belu-Simion Fainaru presenta un’installazione già presentata nel 2015 alla Galeria Plan B di Berlino: sedici tubi rilasciano gocce d’acqua nera in una vasca, dove il numero richiama la trasformazione nella Cabala ebraica e il liquido scuro evoca il “latte nero dell’alba” dalla poesia Todesfuge di Paul Celan, scritta dopo l’Olocausto.
ITALIA
- Titolo: Con te con tutto
- Artista: Chiara Camoni
- Curatrice: Cecilia Canziani
Il progetto Con te con tutto selezionato dal Ministro della Cultura Alessandro Giuli utilizza secondo il comunicato ufficiale “un uso concettuale della ceramica che permette di superare i confini tra arti minori e arti maggiori, arte pura e artigianato” esplorando l’amicizia femminile come pratica di trasformazione della materia.
La piacentina Chiara Camoni rappresenta l’Italia con la curatrice Cecilia Canziani attraverso una pratica artistica che dissolve i confini dell’autorialità individuale privilegiando laboratori di co-creazione con donne del villaggio toscano di Fabbiano, dove vive, utilizzando materiali organici raccolti nei boschi e argilla dei fiumi delle Alpi Apuane.
LETTONIA
- Titolo: Untamed Assembly: Backstage of Utopia
- Artisti: Bruno Birmanis, MAREUNROL’S (Mārīte Mastiņa-Pēterkopa e Rolands Pēterkops)
- Curatori: Inga Lāce, Adomas Narkevičius
Archivi inediti degli Untamed Fashion Assemblies di Riga anni Novanta si confrontano con interventi scenografici contemporanei: il padiglione espone materiali dei festival di moda sperimentale organizzati dal creativo Bruno Birmanis tra il 1990 e il 1999 che attingevano alle performance, drag, club culture e arte visiva nel momento di collasso del sistema sovietico. Il duo MAREUNROL’S crea nuove installazioni scenografiche ispirate a quell’energia sovversiva.
LIBANO
- Titolo: non annunciato
- Artista: Nabil Nahas
- Curatrice: Nada Ghandour
Cedri, palme e stelle marine del Libano trasformati in forme frattali su tele dalle superfici spesse e stratificate. Nabil Nahas presenta enormi pitture dove i pattern degli alberi della sua infanzia a Beirut incontrano la geometria islamica e l’espressionismo astratto della New York degli anni Settanta dove si è formato. Vive tra le due città dal 1993 creando composizioni dove nature organiche si espandono attraverso strati di acrilico misto a pomice in colori saturi.
LUSSEMBURGO
- Titolo: non annunciato
- Artista: Aline Bouvy
- Curatrice: Stilbé Schroeder
Sculture, disegno, fotografia e suono interrogano il rapporto tra corpo e spazio creando esperienze ambigue tra attrazione e repulsione. Aline Bouvy nata nel 1974 rappresenta il Lussemburgo dopo 25 anni di carriera internazionale con un’arte che sovverte le norme applicate a potere e dominazione attraverso una visione femminista. Vive tra Belgio e Lussemburgo lavorando con tecniche polimorfiche che mettono in discussione corpi, spazi e convenzioni estetiche e politiche legate alla sorveglianza.
MALTA
- Titolo: No Need to Sparkle
- Artisti: Adrian Abela, Charlie Cauchi, Raphael Vella
- Curatrice: Margerita Pulè
Tre opere smontano sistematicamente convinzioni universali, identità e distinzioni tra giusto e sbagliato attraverso finzioni stratificate e realtà mutevoli – Adrian Abela scultore con base a Los Angeles, Charlie Cauchi artista interdisciplinare e filmmaker maltese, e Raphael Vella professore di arte socialmente impegnata all’Università di Malta – in uno spazio contrario alle convinzioni politiche, che invita a dubitare come filosofia in reazione dei nostri tempi.
NUOVA ZELANDA
- Titolo: Taharaki Skyside
- Artista: Fiona Pardington
- Curatrici: Chloe Cull, Felicity Milburn
Nella cultura maori gli uccelli sono messaggeri tra mondo dei vivi e degli spiriti, e ricordano la fragilità della vita. Fiona Pardington presenta le fotografie di uccelli della Nuova Zelanda morti e imbalsamati, conservati nei musei, per raccontare le perdite causate dalla colonizzazione e dall’impatto umano sull’ambiente.
MESSICO
- Titolo: Actos invisibles para sostener el universo
- Artisti: RojoNegro (María Sosa, Noé Martínez)
- Curatrice: Jessica Berlanga Taylor
Installazioni, performance e materiali organici attingono alle tradizioni indigene, afrodiscendenti e contadine del Messico come fonti vive di conoscenza. Il duo RojoNegro composto da María Sosa e Noé Martínez utilizza rituali, movimenti del corpo e memorie ancestrali per interrogare gli effetti della colonizzazione su corpi e territori oggi, creando opere che mettono in discussione come il passato coloniale plasma le dinamiche razziali e sociali contemporanee nel continente americano.
PERÙ
- Titolo: De otros mundos
- Artista: Sara Flores
- Curatori: Issela Ccoyllo, Matteo Norzi
Sara Flores è la prima artista indigena a rappresentare il Perù a Venezia. Presenta il Kené: un linguaggio visivo trasmesso da madre a figlia nella cultura Shipibo-Konibo dell’Amazzonia peruviana dove ogni motivo geometrico racconta la relazione tra corpo, natura e cosmo. Le sue tele di cotone grezzo con tinture vegetali estratte da alberi e argilla sono la rappresentazione delle sue visioni oniriche.
SERBIA
- Titolo: From Golgotha to Resurrection
- Artista: Predrag Đaković
- Curatore: Tomáš Koudela
Un progetto di 320 mq con pitture, installazioni, figure, proiezioni e 14.600 artefatti analizza come le ferite possono diventare luoghi di trasformazione. Predrag Đaković mette insieme esperienza individuale, memoria collettiva e destino umano in un lavoro di materiali d’archivio originali e fotografie che affrontano i traumi storici dell’Europa, traducendoli in un linguaggio che trascende i confini nazionali e politici e contribuire al dialogo internazionale su memoria, identità e coscienza.
SINGAPORE
- Titolo: non annunciato
- Artista: Amanda Heng
- Curatrice: Selene Yap
Il corpo come luogo di memoria e cura attraverso performance, installazioni e gesti quotidiani. Amanda Heng porta un progetto che attinge a quarant’anni di pratica femminista nata alla fine degli anni Ottanta.
È l’artista più anziana e la seconda donna a esporre al padiglione di Singapore dopo Shubigi Rao nel 2022.
Fondatrice di The Artists Village e Women in the Arts, ha creato azioni come Walking the Stool del 1999 dove portava a passeggio uno sgabello per le strade protestando contro il divieto di performance art.
TIMOR-LESTE
- Titolo: Across Word
- Sede: Arsenale – non ancora specificato
- Artisti: Veronica Pereira Maia, Etson Caminha, Juventino Madeira
- Curatrice: Loredana Pazzini-Paracciani
Seconda partecipazione per la nazione più giovane del Sudest asiatico, con un progetto che riunisce una tessitrice di 94 anni, un artista sonoro e un installatore: Veronica Pereira Maia, Etson Caminha e Juventino Madeira portano a Venezia tre generazioni di arte a Timor-Leste.
TURCHIA
- Titolo: non annunciato
- Artista: Nilbar Güreş
- Curatrice: Başak Doğa Temür
Figure femminili con testa di donna e corpo di ragno, alberi tropicali vestiti con abiti da sera trasparenti, piante rampicanti fatte di tessuto e filo di rame che invadono lo spazio. Nilbar Güreş crea sculture e performance dove persone, animali e vegetali si mescolano per parlare di genere e sessualità in Turchia, collaborando con artigiani locali per realizzare opere in tessuto dipinto che partono dalla sua vita personale a Istanbul e diventano un commento ironico sulle convenzioni sociali e su chi la società mette ai margini.
UCRAINA
- Titolo: Security Guarantees
- Artista: Zhanna Kadyrova
- Curatori: Ksenia Malykh, Leonid Marushchak
Strumenti musicali costruiti con proiettili russi che suonano, bancarelle di mercato con salami e frutta scolpiti in cemento. Zhanna Kadyrova trasforma i materiali della guerra in opere che raccontano il tradimento: nel 1994 l’Ucraina rinunciò alle armi nucleari per garanzie di sicurezza che la Russia violò invadendo il paese.
UZBEKISTAN
- Titolo: The Aural Sea
- Artisti: Jahongir Bobokulov, Zi Kakhramonova, Aygul Sarsen, Zulfiya Spowart, Xin Liu, A.A.Murakami, Nguyen Phuong Linh
- Curatori: Sophie Mayuko Arni, Aziza Izamova, Kamila Mukhitdinova, Nico Sun, Thai Ha
Nello spazio Quarta Tesa il progetto del padiglione parte dalla regione del Mare d’Aral, in Karakalpakstan, segnata da una trasformazione ambientale radicale: dagli anni Sessanta, la deviazione dei fiumi ha ridotto il lago di oltre il 90%, trasformando uno dei più grandi bacini interni del mondo in deserto. L’ispirazione viene dallo scrittore karakalpako Allayar Darmenov, che a 18 anni iniziò a immaginare il ritorno in vita del Mare d’Aral attraverso la scrittura. Mito e racconto diventano così strumenti per leggere la perdita e pensare nuove possibilità.
Scopri i padiglioni nazionali anche nelle altre aree dedicate alla Biennale Arte 2026 di Venezia.
GIARDINI
IN CITTÀ
COLLATERALI
Articolo di Lucia Pecoraro.
Foto cover di Marta Formentello.
Le foto sono state concesse dai relativi artisti o padiglioni.


