La 59.ma Biennale Internazionale d’Arte di Venezia Il latte dei sogni, dal 23 aprile al 27 novembre 2022, ha aperto segnando record e premiando le “prime volte”
In 127 anni di storia, Cecilia Alemani – direttrice dal 2011 della High Line Art di New York – è la prima donna italiana a curare la Biennale di Venezia; dopo aver diretto Le Muse Inquiete nel 2020 assieme agli altri direttori, ed essere stata curatrice nel 2017 del Padiglione Italia con la mostra Il mondo magico.
Per la Biennale 2022 Cecilia Alemani ha coinvolto 213 artiste e artisti provenienti da 58 nazioni, di cui 180 scelti per testimoniare un’apertura avulsa dalle scene del mercato, residenti in paesi marginali e partecipanti ad una prima Biennale in assoluto.
80 le partecipazioni nazionali che espongono ai Giardini, all’Arsenale e in città. 8 nuovi padiglioni si sono inseriti nella lunga lista dei partecipanti: Repubblica del Camerun, Namibia, Nepal, Sultanato dell’Oman, Uganda, Repubblica del Kazakistan, Kirghizistan e Uzbekistan.
1.433 sono le opere e gli oggetti presenti alla mostra con 80 nuovi progetti o di recente realizzazione, alcuni site-specific.
Donne e Moda in Biennale
Una prima volta per l’importante presenza femminile in questa Biennale: si calcola un buon 80%. Mediaticamente questa edizione è stata definita una “Biennale femminile”, anche se la sua curatrice rimarca la differente visione in “nessuno ha mai considerato “maschile” la Biennale di Robert Storr del 2007“.
La percentuale evidenzia un tentativo di cambio di rotta: nei primi 100 anni di storia della Mostra, le artiste donne non arrivavano neanche ad una percentuale del 10%, e solo negli ultimi 20 anni si aggira a un +10%. L’80% delle protagoniste di oggi è da considerarsi un netto record.
Oltre al gran numero di artisti e opere, in questa Biennale è presente in maniera importante anche l’alta moda: Valentino è main sponsor del Padiglione Italia a cura di Eugenio Viola dal chiromantico titolo: Storia della Notte e Destino delle Cometee, rappresentato da un unico artista, Gian Maria Tosatti (nb per la prima volta nella storia della manifestazione), i finanziatori della Biennale: Dior che nei giorni della vernice ha scelto il Teatro La Fenice per la sua esclusiva cena di gala, Swatch ai Giardini con un’installazione dell’artista thailandese Navin Rawanchaikul, Burberry per il Padiglione della Gran Bretagna.
Louis Vuitton presenta la mostra collaterale Apollo, Apollo di Katharina Grosse e Prada la complessa mostra Human Brains. It Begins with an Idea.
Le grandi aziende della moda si legano sempre più all’arte registrando temi che riguardano la persona, la cultura e la società: lo Zeitgeist della Biennale in una variante fashion.
Figure vincenti e outsider della Biennale
Il latte dei sogni porta le sue creature ultraterrene (di Leonora Carrington e non solo) in figure di trasformazione, metamorfosi, corpi surreali, androgeni e macchinici, sfaccettate definizioni dell’umano.
Vince l’arte black con il Leone d’oro a Simone Leigh, l’afroamericana rappresentante degli Stati Uniti con le sue grandi madri e lo spettacolare rivestimento del padiglione in capanna, compreso il grande busto in bronzo pronto ad accoglierci all’Arsenale: Brick House scelto dalla stessa Alemani nel 2019 per inaugurare l’High Line Plinth di New York.
Leone d’Oro per la Migliore Partecipazione Nazionale alla Gran Bretagna con l’esordiente Sonia Boyce, che attraverso Feeling Her Way dà una diversa lettura delle storie delle persone, in questo caso di cinque musiciste, attraverso il suono.
Ed è il suono a dominare il Padiglione Australia: l’artista di origini italiane, Marco Fusinato si è esibito con una chitarra elettrica, dando le spalle al pubblico, in una performance musicale dal volume estremo e ipnotizzante, mentre uno schermo a LED a tutta parete proietta immagini “sconnesse e disparate generate a caso” in bianco e nero.
È un padiglione davvero impegnativo per il suo volume esagerato ed insopportabile, che acusticamente fa ricordare le sperimentazioni di quasi un secolo fa del surrealista Luigi Russolo in Serenata per intonarumori e strumenti. Ma l’esperienza Biennale, si sa, è impegnativa.
Le mostre nella mostra
Se il contesto nasce dalla memoria, l’instancabile Alemani per la 59.ma edizione presenta cinque mostre nella mostra, le “capsule del tempo”: “in dialogo il passato e il contemporaneo, anche a distanza di tante generazioni, includendo anche tante controstorie e storie di esclusione“.
Allestimento a firma dei designer FormaFantasma, questi scrigni temporali si dividono: tre al Padiglione Centrale ai Giardini della Biennale e due all’Arsenale.
Al Padiglione Centrale La culla della strega, titolo di un’opera di Maya Derain, è dominato dalle “ribelli” (per la loro epoca) artiste, danzatrici – presente un video in cui danza Joséphine Baker – e scrittrici, che giocano con l’ambiguità del corpo in contrapposizione al concetto aureo rinascimentale; Tecnologie dell’Incanto in relazione tra corpo e tecnologia con Grazia Varisco, Laura Grisi, Nanda Vigo, Dadamaino e Marina Apollonio; e Corpo Orbita in ispirazione alla mostra Materializzazione del linguaggio, del 1978 a cura di Mirella Bentivoglio, con artiste del XIX e XX secolo.
All’Arsenale ci sono, dal lungo titolo in citazione al libro della scrittrice di fantascienza Ursula K. Le Guin: Una foglia, una zucca, un guscio, una rete, una borsa, una bisaccia, una bottiglia, una pentola, una scatola, un contenitore. Esposte le forme sinuose e aggraziate di Ruth Asawa, gli umano-carapaci della surrealista Bridget Tichenor e gli interessanti studi di Aletta Jacobs, la prima donna ammessa in un’università olandese e per molto tempo l’unica a esercitare la professione medica nei Paesi Bassi, con esposti dei modelli di utero in cartapesta che descrivono i diversi stadi di gravidanza: studi utilizzati per le sue campagne di sensibilizzazione sulla consapevolezza del corpo femminile.
E infine La seduzione del cyborg, titolo preso da un’opera di Liner Sharmlison, che mostra le visioni di opere del ‘900 in combinazioni tra umano e robotico.
Una mostra monumentale che vede per la prima volta l’emergere di conversazioni, domande e sogni., dopo due anni di chiusura e limitazioni, come accenna la stessa curatrice che per tutta la fase di ricerca e studio ha guardato il mondo «dal mio stanzino nel mio appartamento di New York perché non ho potuto praticamente viaggiare mai. Ma ho avuto comunque l’occasione di conoscere centinaia e centinaia di artisti, tramite Zoom».
La 59.ma edizione dell’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia è stata inaugurata il 23 aprile e resterà aperta fino al 27 novembre 2022.
La direzione artistica è dell’italiana Cecilia Alemani che ha scelto come titolo della manifestazione Il latte dei sogni.
Tutto sul sito labiennale.org.
Tutto sui premi e i Leoni d’Oro alla Biennale Arte di Venezia 2022: continua la lettura qui.
Articolo di Lucia Pecoraro.
Le foto sono di Marta Formentello e Lucia Pecoraro.


