
Alta Moda e sostenibilità, influencer davanti e dietro lo schermo, drammi e commedie. Ancora una volta la Mostra del Cinema di Venezia accontenta tutti e dimostra che è possibile tornare al cinema
Il documentario di Luca Guadagnino su Salvatore Ferragamo “Salvatore – The Shoemaker of Dreams”, ha raccontato senza spettacolarismo la storia di un artigiano che ha fatto la storia del cinema e della moda.
A differenza di altri documentari sullo stesso ambito, quello del regista siciliano mette da parte ogni spettacolarismo per concentrarsi più sul Ferragamo uomo, imprenditore ed artigiano.
Lo ritrae in particolare come uomo di grande intuito, capace di cogliere il momento favorevole per cambiare rotta, di grande umiltà e di estrema preparazione, intento sempre a studiare come poter migliorare le sue creazioni e a seguire con attenzione il processo di produzione di ogni singolo modello anche raggiunta la fama a livello internazionale.
Un documentario all’insegna della sobrietà, dove del prodotto “moda” si sottolinea l’artigianalità e non il rapido consumo, e dove la scarpa diventa oggetto prezioso, vintage, da possedere per sempre, quasi come un gioiello. I temi della sostenibilità.
Negli ultimi anni la Mostra del Cinema di Venezia ha spesso dato spazio al mondo della moda, anche al di fuori delle feste o dei Red Carpet. Solo per fare qualche esempio, nel 2016 è stato presentato “Franca: Chaos & Creation”, documentario di Francesco Carrozzini su Franca Sozzani, nel 2018 “Valentino: the Last Emperor” diretto e prodotto da Matt Tynauer. Si tratta di opere patinate, spettacolari, capaci di portare sul grande schermo la magia e lo scintillio del mondo dell’alta moda.
Moda artigianale e sostenibile sono del resto tematiche sempre più di attualità, come insegna anche la Presidente della Giuria del Festival, Cate Blanchett che sul Red Carpet di apertura ha scelto di indossare uno splendido abito sparkling di Esteban Cortazar, già sfoggiato nell’ottobre del 2015 al BFI London Film Festival, mentre il 3 settembre ha sfilato con un top di Alexander McQueen già visto ai BAFTAs 2016.
Qualche anno fa il “riciclo” di un outfit non sarebbe stato apprezzato, mentre, come è stato discusso anche nell’ambito delle ultime Venice Fashion Week, e prossimamente il 12 settembre 2020 alla tavola rotonda “Moda e arte sostenibile” durante il progetto “Road to Barmer“, la moda vuole essere sempre più sostenibile. Brava Cate!

E sostenibili sono, ad esempio, anche le nuove shopper Tucano distribuite a tutti gli accreditati. Sono state realizzate completamente in materiali riciclati dalla plastica, rinnovando l’impegno sia dell’azienda che della Biennale a favore dell’ecosostenibilità, proprio nell’anno in cui è stato presentato fuori concorso il documentario “Greta”, diretto da Nathan Grossmann.
Greta Thumberh, grande assente al Lido, è intervenuta alla conferenza stampa collegandosi tramite Zoom, dimostrando indirettamente che anche dalle nostre abitudini nel periodo del lockdown possiamo recuperare opportunità che probabilmente continueremo a sfruttare anche nei prossimi anni.
E non ci sono stati infatti grandi malumori per le misure di sicurezza anti-Covid introdotte quest’anno. Prenotazione delle proiezioni e distanziamento stanno creando forse un clima meno frenetico attorno alle proiezioni, anche grazie alle numerose repliche, e sicuramente nell’organizzazione delle prossime edizioni si terrà conto degli aspetti positivi di tali misure.
Del resto da sempre la Mostra internazionale di Arte Cinematografica di Venezia è protesa al futuro, e rivolge grande attenzione ai nuovi media ed alle nuove modalità di comunicazione.
Il film “Mainstream” di Gia Coppola, ad esempio, presentato nella sezione Orizzonti, racconta una storia ambientata nel mondo dei video virali sul web e degli influencer.
Al di là delle figure volutamente grottesche e a volte caricaturali, la giovane regista ingloba nel suo film il linguaggio stesso dei social media, di emoticon, “meme”, filtri e degli effetti usati per creare le “stories” su Instagram e TicToc.
Andrew Garfield (uno dei più popolari volti di Spiderman) diventa un personaggio in grado di moltiplicare i contatti ad ogni nuovo video, dovendo tuttavia alzare ogni volta pericolosamente l’asticella. Al suo fianco la splendida Maya Ray Thurman Hawke (figlia di Uma Thurman ed Ethan Hawke, recentemente vista in C’era una volta a Hollywood di Quentin Tarantino), indimenticabile nella scena in cui, nauseata da una situazione, va in bagno e “vomita” i cuoricini dei “like”.
Non ci dispiacerebbe se questo film portasse a casa qualche premio, dieci anni dopo il Leone d’oro a “Somewhere” della zia Sofia Coppola, al quale anche la giovanissima Gia aveva collaborato, lavorando nel reparto costumi.
La Coppola, oltre a dipingere un quadro della nostra società e delle giovani generazioni, si scaglia contro la monocultura che vuole omologare tutti gli individui ed in particolare le donne. È quasi un “controaltare” ai numerosi personaggi femminili “forti”, che renderanno veramente difficile quest’anno il lavoro della giuria per l’attribuzione della Coppa Volpi alla miglior interpretazione femminile.
Ci sembra molto probabile che almeno un premio possa andare a “The World to Come” di Mona Fastvold e alle sue protagoniste: Tallie (Vanessa Kirby, presente anche in “Pieces of a Woman” di Kornél Mundruczó) e Abigail (Katherine Waterston). Oppure alla bravissima Jasna Djuricic, protagonista di “Quo vadis Aida” di Jasmila Zbanic, in cui è una madre che durante l’eccidio di Srebrenica, cerca disperatamente di salvare la propria famiglia.
E se questi personaggi femminili sono quelli che hanno raccolto più applausi, non possiamo dimenticare, tra i tanti, la bravissima Khansa Batma, nella parte di Rajae, prostituta marocchina che si innamora di una Rockstar decaduta in Zanka Contact di Ismael El Iraki o la fantastica Romola Garai nella parte di Eleanor Marx in Miss Marx di Susanna Nicchiarelli, anche questo un film che potrebbe raccogliere premi nella giornata di chiusura della mostra.

E se sullo schermo abbiamo visto numerosi film drammatici, c’è stato spazio anche per le risate, in particolare con “Mandibules” del poliedrico Quentin Dupieux (regista, musicista, deejay famossissimo per “Mr Oizo”). Nel 2014, quando Dupieux presentò al Lido il film “Reality” fece disporre delle casse speciali fuori dalla sala, per avvolgere gli spettatori con la musica mentre erano ancora in coda. Il film era stato sorprendente, drammatico, intenso e a tratti disturbante. Quest’anno, a causa della pandemia, non ci sono code fuori dalla sala (i posti sono riservati e si mantiene il metro di distanza) e il film, che Dupieux presenta fuori concorso, è “una commedia” che ha sorpreso tutti positivamente.
È una storia surreale, di amicizia tra due ragazzi Manu (Grégoire Ludig) e Jean Gab (David Marsais). Per portare a termine un affare, Manu ruba una vecchia automobile gialla, nel bagagliaio della quale i due ragazzi trovano una mosca gigante. Decidono pertanto di accudirla ed ammaestrarla, sperando di dare una svolta alle loro vite.
Se ad una lettura superficiale il tutto può sembrare una commedia demenziale, in realtà è un inno alla vita, all’entusiasmo e all’amicizia tra uomini, che spesso presenta anche lati bambineschi, come il personale saluto con la mano (a forma di corna, dicendo “Tauraux”) che i due personaggi si scambiano di continuo (e all’uscita dalla sala pure parte del pubblico).
Grandissima anche Adele Exarchopoulos, nella parte di Agnes, una ragazza che a seguito di un trauma è in grado di comunicare solo gridando. Ma il personaggio che resta forse più nel cuore è Dominique, la mosca gigante. Una mosca umanizzata nei movimenti dal mitico Dave Chapman (Star Wars, Muppets…) che meriterebbe un premio speciale.

E le risate non sono mancate anche alla proiezione di “The Duke” di Roger Michell, commedia tratta da una sceneggiatura di Richard Bean e Clive Coleman. Jim Broadbent (premio Oscar nel 2002 per Iris) interpreta la storia di Kempton Bunton, involontario artefice del furto di un quadro, che nei primi anni ’60 aveva avuto una risonanza mediatica tale, da far comparire la tela, l’anno successivo, nel primo film di James Bond.
Il protagonista è affiancato da una strepitosa Helen Mirren, da Fionn Whitehead, Matthew Goode e Anna Maxwell Marti. Il film dovrebbe uscire nel Regno Unito a fine anno, ma per vederlo in Italia dovremo purtroppo aspettare il 2021.
Dovremo aspettare invece soltanto la fine della mostra, il 13 settembre, per poter vedere anche a Venezia, al Cinema Rossini, il documentario Molecole di Andrea Segre, film di pre-apertura di questo Festival. E Segre è stato avvistato al Lido accompagnato da una piccola troupe. Chissà cosa starà preparando?
Noi, entusiasti per Molecole, aspettiamo con ansia di vedere anche il suo prossimo lavoro nelle sale cinematografiche, visto che grazie alle norme di sicurezza questa Biennale ci ha dimostrato che la ripartenza è possibile da subito.
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Articolo di Pietro Gallina (info@veneziacinema.com) per Venezia da Vivere.
Foto di Settimo Cannatella per Venezia da Vivere.

