
Aprile è il mese dell’arte a Venezia con l’apertura delle grandi mostre che attraversano linguaggi diversi tra storia e contemporaneo
Ogni anno ad aprile Venezia presenta le grandi mostre d’arte e accoglie ospiti internazionali tra collezionisti, curatori, art lover e artisti. A un mese dalla Biennale Architettura, e dopo Venice Galleries View, il festival delle gallerie d’arte di fine marzo, Venezia ricorda al mondo il suo ruolo di leader nel panorama culturale internazionale con due settimane di inaugurazioni, talk, incontri e aperture straordinarie. Scopri le mostre alle Gallerie dell’Accademia, Palazzo Grassi, Collezione Peggy Guggenheim, le Stanze della Fotografia, le Stanze del Vetro e nelle grandi fondazioni Berggruen e AMA.
Corpi moderni. La costruzione del corpo nella Venezia del Rinascimento. Leonardo, Michelangelo, Dürer, Giorgione
Gallerie dell’Accademia, Dorsoduro 1050
Dal 4 aprile al 27 luglio 2025
Novanta opere tra disegni, dipinti e sculture raccontano anatomia, desiderio e identità nella Venezia del Rinascimento. Corpi moderni presenta il Rinascimento come laboratorio sperimentale dedicato alla conoscenza attraverso la misurazione e la riscoperta della statuaria antica, mostrando come la rappresentazione del corpo si trasformi profondamente rispetto al Medioevo.
Il percorso, articolato in tre diverse sale, conduce dalla ricerca anatomica al desiderio, rivelando le differenti modalità di rappresentare uomini e donne: le figure femminili sono spesso ritratte orizzontali, simbolicamente offerte, mentre quelle maschili emergono in pose verticali, richiamando l’ideale classico di vittoria e potenza.
Al centro della mostra è l’intenso immaginario erotico cinquecentesco veneziano, testimoniato da opere provocanti come la Venere e Adone di Tiziano e dai Sonetti lussuriosi di Aretino, che accompagnano l’emergere della prima editoria erotica. Accanto a questi temi, la mostra approfondisce il radicale cambiamento sociale e culturale post-Concilio di Trento, soprattutto nel modo di intendere il matrimonio e la rappresentazione della sessualità, espressa anche attraverso ritratti nuziali dal seno scoperto, simboli di una sessualità legittima e funzionale alla procreazione.
Oggetti come make-up box, “solane” per capelli, corsetti e trattati veneziani di chirurgia plastica evidenziano come il corpo, da dono divino, diventi costruzione culturale plasmata da abiti, cosmetici e pratiche sociali. La mostra termina con un suggestivo dialogo tra il Ritratto della vecchia di Giorgione e il ritratto di un giovane, invitando a riflettere sul tempo e sulla propria identità di fronte a uno specchio.
Berggruen Arts & Culture inaugura la stagione dell’arte a Venezia con tre mostre e installazioni nelle sue due sedi a Venezia, Palazzo Diedo e la Casa dei Tre Oci, come anteprima della mostra di maggio The Next Earth. Computation, Crisis, Cosmology, a cura di Benjamin Bratton, Nicholas de Monchaux e Ana Miljacki a Palazzo Diedo dal 10 maggio al 23 novembre 2025.
Matthias Schaller: CONTROFACCIATA
Casa dei Tre Oci, Fondamenta Zitelle 43, Giudecca
Dal 5 aprile al 23 novembre
Ventotto fotografie inedite di Venezia rivelano l’anomalia architettonica della controfacciata: spazio centrale e privo di affacci dei piani nobili, punto cieco dell’edificio dove la luce, entrando di lato, attenua i colori e dissolve i contorni, fino a creare un’atmosfera sospesa.
Matthias Schaller lavora su questi ambienti a partire dal 2004, attraverso un processo che parte dall’analogico, passa al digitale e si conclude con una rielaborazione dell’immagine per accentuare la desaturazione cromatica e l’essenzialità formale.
La controfacciata è un luogo di transito, soglia tra fasto e decadenza. Una fragilità sottile attraversa le dimore un tempo abitate da famiglie nobili, oggi esposte all’acqua salata e all’erosione del tempo. Schaller costruisce un “ritratto indiretto” della città, mettendo in relazione architettura e atmosfera, e affianca la propria ricerca alla tradizione fotografica di Carlo Naya e Carlo Ponti, con echi contemporanei che richiamano Hiroshi Sugimoto. La mostra, curata da Mario Codognato, è ospitata alla Casa dei Tre Oci, sede del Berggruen Institute Europe.
Piero Golia: Untitled (floor)
Palazzo Diedo – Berggruen Arts & Culture, Fondamenta Trapolin 2386
Anteprima sabato 5 aprile, dalle 13 alle 15:30
Al piano terra di Palazzo Diedo, Untitled (floor) di Piero Golia si confonde con il pavimento: un’installazione site-specific in terrazzo veneziano che, invisibile alla luce del giorno, si mostra soltanto al buio.
Golia, artista napoletano di base a Los Angeles, muove il suo lavoro tra scultura, gesto e scoperta. In questa installazione chiede allo spettatore di aspettare, di osservare, di credere. L’opera gioca con la fiducia e con il desiderio, alterna silenzio e presenza, stimola uno sguardo che si attiva fuori tempo.
L’anteprima di Untitled (floor) coincide con l’inaugurazione di un’altra opera site-specific:
Marcantonio Brandolini d’Adda: Senza Titolo
Palazzo Diedo – Berggruen Arts & Culture, Fondamenta Trapolin 2386
Anteprima sabato 5 aprile, dalle 13 alle 15:30
L’artista veneziano nato nel 1991 dirige il progetto Laguna~B e lavora sul vetro come materia scultorea. Per Palazzo Diedo reinterpreta il camino di Palazzo Diedo con un’installazione permanente in vetro. Il camino è rivestito con un’installazione composta da formelle di cotisso, i frammenti grezzi e irregolari di vetro che vengono scartati durante il processo di soffiatura del vetro.
Senza titolo fa eco agli undici interventi permanenti realizzati da artisti internazionali in dialogo con l’architettura e gli spazi del palazzo tra il 2023 e il 2025. Marcantonio Brandolini ricrea il calore che un tempo animava la stanza, proiettando nel presente la memoria del camino acceso attraverso la luce che si rifrange sulle superfici irregolari del vetro con riflessi cangianti dall’arancione al blu.
Tatiana Trouvé. La strana vita delle cose
Palazzo Grassi, Campo San Samuele 3231
Dal 6 aprile al 4 gennaio 2026
Un labirinto visivo e mentale attraversa i tre piani di Palazzo Grassi nella prima retrospettiva italiana dedicata all’artista franco-italiana Tatiana Trouvé. La mostra, curata da Caroline Bourgeois e James Lingwood in stretta collaborazione con l’artista, presenta sculture, disegni e installazioni site-specific, molte realizzate appositamente per gli spazi del palazzo.
L’esposizione è articolata in quattro momenti distinti: nell’atrio si parte con un progetto in terreno asfaltato che lega Venezia ad altre città del mondo, come mappa cosmologica. Il primo piano è dedicato alla scultura, dove lo spazio stesso diventa parte integrante delle opere attraverso un approccio tra originale e riproduzione. Salendo al secondo piano, i grandi es straordinari disegni a matita e tecnica mista si espandono nello spazio espositivo, grazie ad un allestimento in tessuto che ne prolungano visivamente l’effetto.
Nell’ultima sezione è esposto l’inventario personale dell’artista, incuriosendo il visitatore a entrare nell’intimità del processo creativo dell’artista: oggetti accuratamente realizzati in bronzo, marmo e altri materiali suggeriscono un costante slittamento tra materia e memoria.
Warren Ellis
Domenica 6 aprile alle 11, nell’atrio di Palazzo Grassi
Musicista e compositore – conosciuto per il suo lavoro con Nick Cave e per numerose colonne sonore cinematografiche – Warren Ellis accoglie i primi visitatori di Palazzo Grassi con una performance solista al violino. Nessun programma, nessun palco, nessun sipario: solo l’improvvisazione, la presenza e il suono.
Thomas Schütte. Genealogies
Punta della Dogana, Dorsoduro 2
Dal 6 aprile al 23 novembre
Un busto in cera dalle labbra serrate. Una figura accartocciata in equilibrio su un piedistallo troppo stretto. Il volto è umano, ma qualcosa non torna. Thomas Schütte lavora sulle forme come se fossero dubbi: le osserva, le sposta, le distorce. Ogni opera è un’indagine.
Sculture, modelli architettonici, disegni, incisioni, acquerelli: la sua pratica non conosce gerarchie né confini di genere. Cinquanta sculture della Pinault Collection si affiancano a un centinaio di opere su carta, molte mai esposte.
Argilla, vetro, acciaio, bronzo: ogni materiale ruota attorno alla figura, che resta il fulcro della ricerca. A volte caricaturale, altre volte trattenuta, sempre attraversata da un senso di tensione.
AMA Collection
AMA, Fondamenta de Ca’ Vendramin 2395
Dal 9 aprile al 29 giugno 2025
AMA è una nuova realtà espositiva che sceglie Venezia come spazio di confronto, seguendo il percorso di quei collezionisti che hanno trasformato una passione privata in piattaforma pubblica. L’obiettivo dell’imprenditore e collezionista Laurent Asscher è radicarsi nel tessuto culturale della città, accanto a istituzioni come Prada, Guggenheim e Pinault.
Una ex fabbrica di sapone a Cannaregio di oltre mille mq restaurati dallo studio TA Torsello Architettura si è trasformata in uno spazio per l’arte contemporanea. AMA è l’acronimo di Andrea, Matteo, Alessandro, i nomi dei figli di Laurent Asscher, ma è anche un verbo, che segna il gesto e la visione.
Con il format flessibile di una mostra all’anno di collettive, prestiti, residenze e nuove commissioni, il centro apre mercoledì 9 aprile con una mostra interamente costruita dalla collezione di Asscher.
AMA Collection è la mostra inaugurale, curata da Nancy Spector, già vice direttrice e Chief Curator del Museo Solomon R. Guggenheim di New York, che esplora la tensione tra gesto e riproduzione, tra pittura manuale e tecnica meccanica. In mostra, tra gli altri, Avery Singer, Brice Marden, David Hammons, Elizabeth Peyton, Florian Krewer, Jacqueline Humphries, Jeff Koons, Jordan Wolfson, Lauren Halsey, Mohammed Sami, Refik Anadol, Rudolf Stingel, Salman Toor e Wade Guyton.
Robert Mapplethorpe. Le forme del classico
Le Stanze della Fotografia, Isola di San Giorgio Maggiore
Dal 10 aprile al 6 gennaio 2026
Oltre duecento fotografie, alcune mai esposte in Italia, per raccontare il grande fotografo Robert Mapplethorpe. La retrospettiva ne attraversa l’intero percorso, dagli esordi sperimentali dei collage e ready-made alla potenza scultorea dei nudi e dei ritratti.
Nudi maschili e femminili, ritratti e fiori: ogni soggetto è trattato con lo stesso rigore. Mapplethorpe lavora sulla forma, sulla simmetria, sulla superficie. La luce modella i corpi come se fossero sculture. La fotografia diventa uno strumento per misurare la bellezza, per restituire equilibrio e precisione.
Nella serie di ritratti compaiono Patti Smith, Truman Capote, Isabella Rossellini, Keith Haring, Andy Warhol, tra gli altri. E negli autoritratti, Mapplethorpe usa il proprio corpo per interrogare l’identità. Si traveste, si espone, cambia volto. Ogni immagine suggerisce una possibilità diversa, mai definitiva.
In parallelo alla mostra, una open call chiama in causa fotografi e fotografe under 30: tre temi – classico, desiderio, bellezza – legano le opere selezionate al vocabolario visivo di Mapplethorpe. I lavori scelti saranno presentati al MIA Photo Fair di Milano e in mostra a Venezia. Il progetto, curato da Denis Curti, nasce in collaborazione con la Fondazione Robert Mapplethorpe di New York e prosegue idealmente il percorso aperto nel 2005 da Germano Celant. La mostra è il primo capitolo di una trilogia. Seguiranno Milano e Roma.
Maurizio Galimberti tra Polaroid/Ready Made e le Lezioni Americane di Italo Calvino
Le Stanze della Fotografia, Isola di San Giorgio Maggiore
Dal 10 aprile al 10 agosto
La mostra si articola in sei sezioni: Cenacolo, Storia, Sport, Ritratti, Taylor Swift, Luoghi, dove Maurizio Galimberti lavora per scomposizione. Le sue immagini non raccontano la realtà, la ricostruiscono, e il soggetto viene moltiplicato, riscritto attraverso la Polaroid.
Volti noti – Johnny Depp, Barbara Bouchet, Angelica Huston – si trasformano in mosaici frattali in cui ogni frammento riflette l’insieme, ogni dettaglio si apre a nuove possibilità di lettura. Il metodo guarda ai collage fotografici di David Hockney e si confronta con l’arte di Boccioni e Duchamp.
Maria Helena Vieira da Silva. Anatomia di uno spazio
Collezione Peggy Guggenheim, Dorsoduro 701
Dal 12 aprile al 15 settembre
Settant’anni di ricerca pittorica raccolti in settanta opere. La mostra dedicata a Maria Helena Vieira da Silva è un’immersione nel suo linguaggio visivo, che dal Portogallo a Parigi, fino all’esilio in Brasile durante la guerra, i suoi dipinti costruiscono spazi intricati, pieni di linee, prospettive, griglie astratte e illusioni ottiche.
L’artista trasforma la superficie della tela in architettura mentale: un ambiente i cui confini tra figurazione e astrazione si fanno incerti con una tensione costante tra reale e immaginato.
In mostra, prestiti da istituzioni come il Centre Pompidou, il MoMA, la Tate e la Collezione Guggenheim di New York, in vista del trasferimento dell’esposizione al Museo Guggenheim di Bilbao nell’autunno 2025. Diversi eventi sono previsti in relazione alla mostra:
- Visite guidate in anteprima
Due visite guidate in anteprima si terranno giovedì 10 aprile, alle 17:30
La partecipazione è su prenotazione ed è riservata ai possessori di Membership Card. - Meet the curator
Sabato 12 aprile, alle 14:30
Flavia Frigeri accompagnerà il pubblico alla scoperta dell’esposizione. L’evento è compreso nel biglietto d’ingresso. - Doppio Senso dedicato a Pablo Picasso si terrà sabato 5 aprile, alle 14:30
Evento non legato alla mostra di Vieira da Silva.
1932-1942 Il vetro di Murano e la Biennale di Venezia
Le Stanze del Vetro, Isola di San Giorgio Maggiore 8
Dal 13 aprile al 23 novembre 2025
Una mostra racconta il decennio compreso tra il 1932 e il 1942, quando il vetro di Murano entra per la prima volta alla Biennale di Venezia, all’interno del Padiglione Venezia. È in quello spazio espositivo, pensato per le arti decorative, che il vetro artistico conquista l’attenzione pubblica, il riconoscimento istituzionale e un confronto diretto con il linguaggio internazionale dell’arte.
La mostra, a cura di Marino Barovier, presenta documenti d’epoca e gli oggetti di Venini creati con Carlo Scarpa, Barovier Seguso Ferro con Flavio Poli, Dino Martens prima con Salviati e Successori Rioda, poi con Aureliano Toso. E ancora AVEM, Barovier, Cirillo Maschio, Ulderico Moretti, S.A.I.A.R. Ferro Toso, Fratelli Toso, VAMSA, S.A.L.I.R.
L’ORO DIPINTO. El Greco e la pittura tra Creta e Venezia
Palazzo Ducale – Appartamento del Doge
Dal 30 aprile al 29 settembre 2025 Venezia
Oltre 150 opere raccontano quattro secoli di scambi tra Oriente e Occidente, lungo l’asse che unisce Creta a Venezia. La mostra, a cura di Chiara Squarcina, Katerina Dellaporta e Andrea Bellieni, indaga la pittura veneto-cretese come fenomeno artistico autonomo, nato dal contatto tra la tradizione bizantina e il linguaggio figurativo occidentale.
Dominikos Theotokopoulos, poi El Greco, è figura centrale di questo racconto: cresciuto a Candia e formatosi tra i maestri veneziani del secondo Cinquecento, incarna la sintesi più alta e originale tra due mondi.
Sette sezioni cronologiche, un focus tecnico sull’icona, due installazioni interattive e prestiti da collezioni internazionali tracciano un percorso che tocca artisti come Angelos, Ritzos, Damaskinos, Klontzas, Poulakis. Candia, Corfù, Zante e infine Venezia diventano snodi di una migrazione artistica che plasma un’identità visiva comune.
“La pittura cretese è stata a lungo interpretata come espressione di transizione. Con questa mostra ne riveliamo l’autonomia, la durata e la capacità di innovazione”, afferma Anastasia Drandaki, curatrice scientifica della mostra.
Diagrams
Fondazione Prada, Ca’ Corner della Regina
Dal 10 maggio al 24 novembre
Oltre 300 oggetti — tra documenti, pubblicazioni, immagini e video dal XII secolo a oggi — per indagare il diagramma come forma di conoscenza trasversale, continua e indipendente dal linguaggio. Diagrams, progetto ideato da AMO/OMA per Fondazione Prada, occupa due piani di Ca’ Corner della Regina e costruisce un percorso tematico attorno a nove assi critici del presente: ambiente costruito, salute, disuguaglianza, migrazione, ambiente naturale, risorse, guerra, verità, valore.
La mostra interroga la funzione del diagramma nella storia della rappresentazione, tra spiegazione e persuasione, archiviando secoli di grafica informativa attraverso contesti culturali e geografici diversi. Il progetto si radica nella ricerca curatoriale di Rem Koolhaas, Giulio Margheri e Sietske Fransen, e coinvolge realtà come Atmos Lab, Transsolar, Theo Deutinger e SITU Research. L’architettura diventa metodo, strumento e soggetto e i diagrammi illustrano e progettano.
Articolo di Lucia Pecoraro.
Cover: Matthias Schaller di Palazzo Papadopoli 2007 – VG Bildkunst Bonn 2025.
Tutte le foto sono state concesse dai relativi uffici stampa e istituzioni.

