
I padiglioni nazionali che partecipano alla Biennale Arte 2026
I Giardini della Biennale ospitano ventinove padiglioni nazionali permanenti costruiti a partire dal 1907, quando il successo delle prime edizioni della Biennale diede il via alla realizzazione di spazi dedicati ai singoli paesi. Alcuni padiglioni sono firmati da archistar come Josef Hoffmann per l’Austria, Gerrit Thomas Rietveld per l’Olanda, Alvar Aalto per la Finlandia, e Carlo Scarpa per il Venezuela.
Scopriamo i padiglioni che partecipano alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, In Minor Keys di Koyo Kouoh.
AUSTRALIA
- Titolo
- Conference of one’s self
- Artista
- Khaled Sabsabi
- Curatore
- Michael Dagostino
Spiritualità, migrazione e identità: la ricerca di Khaled Sabsabi viene sviluppata da un’installazione immersiva che combina suono, immagini e luce per costruire uno spazio di meditazione collettiva.
Il titolo riprende il poema mistico persiano The Conference of the Birds, testo centrale della tradizione sufi, che racconta il viaggio di un gruppo di uccelli alla ricerca di una guida spirituale. Nel padiglione questa struttura narrativa diventa una riflessione sull’esperienza interiore e sulla relazione tra individuo e comunità.
AUSTRIA
- Titolo
- Seaworld Venice
- Artista
- Florentina Holzinger
- Curatrice
- Nora-Swantje Almes
La coreografa Florentina Holzinger sviluppa la sua ricerca sull’acqua trasformandola per la prima volta in formato espositivo: creature acquatiche di miti e racconti classici (ninfe, sirene, Nereidi, Ofelia) diventano il punto di partenza per immaginare un possibile futuro di Venezia.
Il progetto prevede installazioni permanenti nel padiglione e azioni site-specific nella laguna, continuando la serie Études che dal 2020 Holzinger realizza in spazi pubblici urbani per indagare la relazione tra corpo, macchine e acqua.
BELGIO
- Titolo
- IT NEVER SSST
- Artista
- Miet Warlop
- Curatrice
- Caroline Dumalin
Tre performer vestite da cheerleader lavorano ogni giorno in uno spazio simile a una sala per tifosi. Riempiono stampi sul pavimento con il gesso per creare parole in rilievo che diventano sculture. Il pubblico può camminare tra queste sculture, ballare e cantare insieme alle performer, accompagnato dalla musica elettronica di Micha Volders. Le musiche sono curate da DEEWEE, l’etichetta dei fratelli Dewaele di Soulwax e 2manydjs.
È la prima volta che un’artista performativa rappresenta il Belgio alla Biennale di Venezia e Miet Warlop è conosciuta per spettacoli che mescolano arte visiva e teatro, come One Song presentato al Festival di Avignone nel 2022, dove lo sport diventava un rituale per elaborare il lutto.
BRASILE
- Titolo
- Comigo ninguém pode
- Artiste
- Rosana Paulino e Adriana Varejão
- Curatrice
- Diane Lima
Il titolo in portoghese significa Nessuno può con me ed è anche il nome della Dieffenbachia, pianta tropicale nota per la sua linfa tossica che paralizza le corde vocali. La mostra lavora su protezione, tossicità e resilienza attraverso il dialogo tra due artiste che condividono la ricerca sulla ferita coloniale.
Rosana Paulino indaga l’identità afro-brasiliana e la rappresentazione delle donne nere con tessuti cuciti, fotografie su stoffa imbottita e installazioni che recuperano memorie cancellate dalla schiavitù. Adriana Varejão lavora con le piastrelle di ceramica azzurre e bianche (azulejos) portate in Brasile dai colonizzatori portoghesi: le dipinge, le crepa e sotto ne rivela sculture che sembrano carne sanguinante, come se l’edificio fosse un corpo ferito che mostra i suoi organi interni.
CANADA
- Titolo
- Abbas Akhavan: Entre chien et loup
- Artista
- Abbas Akhavan
- Curatore
- Kim Nguyen
Installazioni che ricreano siti culturali colpiti da conflitti internazionali: il Museo Nazionale dell’Iraq saccheggiato, le colonne di Palmira distrutte dalla guerra. Akhavan usa paglia d’orzo, argilla e piante vive per costruire architetture temporanee che interrogano il controllo geopolitico sulle narrazioni storiche e la circolazione online delle immagini di devastazione.
Classe ’77, vive da trent’anni in Canada tra Montreal e Berlino. Ha vinto il Sobey Art Award nel 2015 e a novembre 2026, durante la Biennale, il Walker Art Center di Minneapolis gli dedica una retrospettiva.
COREA DEL SUD
Il progetto riprende il nome Liberation Space, periodo storico dei tre anni dopo la liberazione della Corea dal colonialismo giapponese, per rispondere alla recente dichiarazione di legge marziale nel Paese.
Goen Choi, vincitrice del Frieze Seoul Artist Award 2024, raccoglie materiali industriali abbandonati nelle periferie di Seul (tubi di rame, condotti d’aria, elettrodomestici) e li trasforma in sculture che attraversano i confini tra interno ed esterno dell’edificio.
Hyeree Ro, tra Brooklyn e Seul, crea performance in inglese e coreano mescolati dove oggetti e corpo si collegano attraverso linguaggio frammentato, raccontando la sua esperienza di migrazione, distanza e memoria familiare.
Il padiglione usa le metafore spaziali di “fortezza” e “nido” per esplorare protezione e vulnerabilità, ospitando voci multiple attraverso un programma di dialogo e connessione.
DANIMARCA
- Titolo
- Things to Come
- Artista
- Maja Malou Lyse
- Curatrice
- Chus Martínez
La più giovane artista a rappresentare la Danimarca lavora su politiche sessuali e cultura materiale contemporanea, indagando come media e piattaforme digitali plasmano desideri e corpi.
Ha dichiarato di voler dare alla Biennale “un po’ di sex appeal“, anticipando così un approccio diretto alla rappresentazione del corpo. Il progetto per il Padiglione è composto da tre temi apparentemente distanti: scienza della fertilità, pornografia e immaginario fantascientifico, per rispondere a una domanda: Come collaborano questi linguaggi nel modellare la nostra idea di futuro?
Lyse usa video, installazioni e performance dove è contemporaneamente soggetto, oggetto e osservatrice, mescolando satira e estetiche pop.
Nel 2022 ha realizzato Antibodies, video dove si domanda se è l’epoca a definire i piaceri che proviamo o se sono i piaceri a definire l’epoca. Dal 2018 al 2019 ha condotto Sex med Maja, programma sulla sessualità trasmesso dalla televisione nazionale danese.
Ha oltre 44mila follower su Instagram dove pubblica come @habitual_body_monitoring2.
EGITTO
- Titolo
- Padiglione del Silenzio: tra il tangibile e l’intangibile
- Artista e curatore
- Armen Agop
Spazio, silenzio e materia: Armen Agop costruisce un ambiente dove la scultura diventa strumento di percezione. Il progetto riunisce opere in basalto e granito nero lavorate a mano fino a ottenere superfici levigate e forme essenziali.
Le sculture nascono da blocchi di pietra vulcanica e vengono progressivamente ridotte a geometrie compatte e ovali. Il peso del materiale resta percepibile, mentre la superficie riflette la luce e modifica la relazione tra corpo, spazio e movimento del visitatore.
Le opere agiscono come presenze minime nello spazio del padiglione, dove il vuoto diventa parte della composizione e il silenzio diventa condizione di osservazione.
FINLANDIA – padiglione nazionale progettato da Alvar Aalto
- Titolo
- Aeolian Suite
- Artista
- Jenna Sutela
- Curatrice
- Stefanie Hessler
Jenna Sutela lavora con sistemi biologici e computazionali per creare sculture viventi, installazioni e opere sonore, e collabora con scienziati per andare oltre l’individualismo e l’antropocentrismo, considerando interconnessioni a tutte le scale.
Batteri, microbiomi, reti neurali artificiali ed ecosistemi planetari diventano il suo alfabeto per esplorare dove natura e tecnologia si confondono. Le sculture nascono dal caso e si trasformano continuamente, organismi che respirano e mutano: “live e alive” al tempo stesso.
FRANCIA
- Titolo
- Comme Saturne
- Artista
- Yto Barrada
- Curatrice
- Myriam Ben Salah
Yto Barrada mescola fotografia, scultura e botanica per indagare il potere: come le piante diventano strumenti di controllo urbano, come i fossili di dinosauri viaggiano nel traffico illegale, come le pedagogie alternative usano il gioco per resistere.
Ha creato The Mothership a Tangier, centro dove artisti e giardinieri coltivano piante tintorie e trasmettono saperi attraverso un approccio femminista ed ecologico.
La giuria l’ha scelta perché “reinventa la scultura sociale attraverso pedagogie alternative e trasforma i canoni del modernismo in un giardino plurale, disegnando una cartografia singolare da Parigi a Tangeri a New York che raccoglie voci invisibili, fragili, storiche o dimenticate“.
GERMANIA
- Titolo
- Ruin
- Artiste
- Henrike Naumann e Sung Tieu
- Curatrice
- Kathleen Reinhardt
Il progetto nasce “dalla prospettiva di una giovane generazione che colloca i grandi temi del Padiglione tedesco in un sistema di coordinate completamente diverso“, sviluppando il dialogo avuto tra le installazioni di Henrike Naumann (1984–2026) e le ricerche di Sung Tieu sugli spazi del potere e sui sistemi burocratici.
GRAN BRETAGNA (UK)
- Titolo
- Predicting History: Testing Translation
- Artista
- Lubaina Himid RA
- Curatore
- Ese Onojeruo
Il Regno Unito affida il proprio padiglione all’artista e storica della cultura visiva Lubaina Himid, figura chiave del Black British Art Movement.
Himid presenta a Venezia un progetto di nuove opere pensato per gli spazi del British Pavilion dove pittura, installazione e suono costruiscono ambienti che rappresentano ricerca storica, memoria culturale e identità.
Le sue opere raccontano le storie di figure nere, soprattutto donne, cancellate dalla storia occidentale: personaggi dimenticati che riemergono grazie agli archivi storici, documenti e testimonianze che danno voce a chi è stato escluso dalle narrazioni ufficiali, sfidando da decenni il modo in cui la storia dell’arte racconta il passato.
GRECIA
- Titolo
- Escape Room
- Artista
- Andreas Angelidakis
- Curatore
- George Bekirakis
La caverna di Platone diventa un’escape room dove i visitatori cercano di uscire da un’installazione che mescola realtà fisica e illusione digitale. Andreas Angelidakis, architetto greco-norvegese che ha smesso di progettare edifici reali per lavorare su spazi virtuali, riempie il padiglione con le sue soft ruins: sculture in schiuma che sembrano rovine di colonne greche ma sono leggere, morbide e il pubblico le può spostare.
Il progetto parte dal 1934, anno dell’ascesa nazista in Europa, per interrogare il presente: quando la realtà diventa insopportabile si cerca rifugio in mondi virtuali perfetti, senza attrito, dove il confine tra vero e falso scompare.
GIAPPONE
- Titolo
- Grass Babies, Moon Babies
- Artista
- Ei Arakawa-Nash
- Co-curatrici
- Lisa Horikawa, Mizuki Takahashi
Ei Arakawa-Nash presenta a Venezia una performance con i suoi gemelli neonati e bambole per interrogare nazionalismo e patriarcato dalla sua prospettiva di padre queer. Il progetto parte dal film del 1962 Being Two Isn’t Easy di Natto Wada, che racconta i primi due anni di vita di un bambino attraverso il suo punto di vista e quello dei genitori alle prese con litigi, fatica, responsabilità della crescita.
Arakawa-Nash lavora da vent’anni su performance collaborative dove il pubblico entra nell’azione e diventa parte dell’opera, cancellando la distanza tra chi guarda e chi agisce.
ISRAELE
- Titolo
- The Rose of Nothingness – titolo non confermato ufficialmente
- Artista
- Belu-Simion Fainaru
- Curatori
- Sorin Heller, Avital Bar-Shay
Memoria, esilio e tradizione mistica attraversano la ricerca di Belu-Simion Fainaru. Il progetto per Venezia prende forma da un’installazione costruita attorno a un bacino d’acqua scura in cui gocce cadono lentamente da una rete di tubi sospesi, generando onde concentriche sulla superficie.
Il titolo rimanda alla poesia di Paul Celan, in particolare all’immagine del “latte nero”, figura che attraversa la sua scrittura sul trauma europeo del Novecento. L’artista mette in relazione questo immaginario con riferimenti alla Cabala, dove la creazione nasce dal vuoto e dall’assenza.
PAESI BASSI
- Titolo
- The Fortress
- Artista
- Dries Verhoeven
- Curatrice
- Rieke Vos
Dries Verhoeven trasforma il padiglione olandese in una fortezza per mostrare come l’Europa si chiude dentro confini sempre più rigidi mentre si proclama aperta e progressista.
L’artista olandese presenta per la prima volta una performance nel Padiglione Rietveld, edificio modernista costruito negli anni Cinquanta con l’ottimismo del dopoguerra, e ne modifica la struttura architettonica diventando l’edificio l’opera stessa.
Padiglione Nordico (FINLANDIA, NORVEGIA, SVEZIA)
- Titolo
- How Many Angels Can Dance on the Head of a Pin?
- Artisti
- Klara Kristalova, Benjamin Orlow, Tori Wrånes
- Curatrice
- Anna Mustonen
- Organizzatori
- Museum of Contemporary Art Kiasma (Finlandia), Moderna Museet (Svezia), OCA – Office for Contemporary Art Norway
Tre artisti nordici collegano mitologie locali con temi globali di identità e sopravvivenza culturale. Klara Kristalova crea sculture in ceramica dove ragazze si trasformano in creature ibride, mescolando fiaba e trauma. Benjamin Orlow lavora con sculture monumentali che esplorano solitudine e metamorfosi. Tori Wrånes combina voce operistica e performance surreali: canta sospesa ad una gru, sott’acqua, appesa per i capelli, usando un “linguaggio troll” non verbale basato su ritmo che bypassa il linguaggio razionale.
POLONIA
- Titolo
- Liquid Tongues
- Artisti
- Bogna Burska, Daniel Kotowski (con Chór w Ruchu)
- Curatrici
- Ewa Chomicka, Jolanta Woszczenko
Un coro di persone sorde e udenti canta i versi delle balene usando la voce e la lingua dei segni. Bogna Burska e l’artista sordo Daniel Kotowski registrano la performance sott’acqua dove la lingua dei segni funziona perfettamente mentre le parole si distorcono, ribaltando chi normalmente ha accesso alla comunicazione. Il progetto parte dal concetto di Deaf Gain (Guadagno Sordo), dove la sordità è una diversità sensoriale e culturale che arricchisce la società con la lingua dei segni e nuove modalità comunicative.
QATAR
- Titolo
- Untitled (a gathering of remarkable people)
- Artisti
- progetto collettivo
- Curatori
- Tom Eccles, Ruba Katrib
Prima presenza del Qatar ai Giardini della Biennale. Il progetto nasce da Qatar Museums e si colloca nel sito assegnato al futuro padiglione permanente del Paese, tra il padiglione Finlandia di Alvar Aalto e quello danese progettato da Carl Brummer.
Il titolo rimanda all’idea di incontro: un gruppo di artisti invitati lavora su forme di comunità, relazione e scambio culturale. Il progetto prende forma come piattaforma aperta e collettiva, riunendo pratiche e generazioni diverse, e anticipa la presenza permanente del Qatar ai Giardini, prevista con un nuovo edificio progettato dall’architetta Lina Ghotmeh.
REPUBBLICA CECA E SLOVACCHIA – padiglione congiunto
- Titolo
- The Silence of the Mole (Il Silenzio della Talpa)
- Artisti
- Jakub Jansa, Selmeci Kocka Jusko (Alex Selmeci e Tomáš Kocka Jusko)
- Curatore
- Peter Sit
Cent’anni dopo l’inaugurazione del Padiglione Cecoslovacco, Repubblica Ceca e Slovacchia tornano insieme con un progetto sulla talpa Krtek, personaggio dei cartoni animati creato da Zdeněk Miler nel 1956 che ha cresciuto generazioni di bambini dell’Est Europa.
La talpa viene presentata come Mr. M., attore esausto che ha interpretato il personaggio per decenni: una volta simbolo dell’innocenza infantile, Krtek è diventato mascotte della diplomazia culturale, prodotto commerciale, mito nostalgico.
Inviata a rappresentare i due paesi come figura diplomaticamente accettabile e politicamente neutra, la talpa incarna anche rimprovero, silenzio e identità confusa.
ROMANIA
- Titolo
- Black Seas – Scores for the Sonic Eye
- Artisti
- Anca Benera + Arnold Estefán
- Curatrici
- Corina Oprea e Diana Marincu
Il Mar Nero diventa il punto di partenza per leggere storia, geografia e tensioni politiche dell’Europa orientale. Il progetto di Anca Benera e Arnold Estefán costruisce un’installazione che combina immagine, suono e scultura per osservare il mare come archivio di conflitti, rotte commerciali e trasformazioni ambientali.
L’opera mette in relazione la superficie del mare e ciò che resta invisibile: correnti, infrastrutture energetiche, rotte militari e memorie sommerse.
Il padiglione ai Giardini presenta una grande installazione video-scultorea, mentre un secondo intervento all’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia approfondisce la ricerca sui territori che circondano il Mar Nero.
RUSSIA
- Titolo
- The Tree Is Rooted in the Sky
- Artisti
- progetto collettivo
- Commissaria
- Anastasiia Karneeva
Dopo due edizioni di assenza, tornano ad aprirsi le porte del padiglione russo con un progetto collettivo che riunisce oltre cinquanta partecipanti tra musicisti, poeti e filosofi. Il titolo richiama l’immagine dell’albero cosmico, figura ricorrente nelle tradizioni spirituali slave e orientali che descrive un asse simbolico tra cielo e terra.
Il progetto prende forma come ambiente sonoro e performativo costruito attraverso testi, musica e interventi vocali. L’installazione utilizza lo spazio del padiglione progettato nel 1914 da Aleksey Shchusev come luogo di ascolto e di incontro tra linguaggi diversi.
SERBIA
- Titolo
- Through Golgotha to Resurrection
- Artista
- Predrag Đaković
- Curatore
- Tomáš Koudela
La sofferenza e la trasformazione prendono forma nell’immagine del Golgota, o Calvario, il luogo situato appena fuori Gerusalemme dove, secondo i Vangeli, Gesù Cristo fu crocifisso: una metafora del passaggio attraverso il dolore verso una possibile rinascita. Figure, simboli religiosi e riferimenti alla storia europea si intrecciano per riflettere su violenza, responsabilità e memoria collettiva.
SPAGNA
- Titolo
- Los Restos (The Remains)
- Artista
- Oriol Vilanova
- Curatore
- Carles Guerra
Vent’anni passati a rovistare nei mercati delle pulci di tutto il mondo hanno portato Oriol Vilanova a raccogliere oltre 75.000 cartoline usate: corrispondenze private abbandonate, souvenir di luoghi scomparsi, immagini che raccontano come il mondo veniva visto e fotografato dall’Ottocento a oggi.
Intere pareti di cartoline classificate in oltre cento categorie e temi ricorrenti – archi di trionfo, tramonti, monumenti, ritratti militari, gallerie di musei – diventano installazioni che mostrano come le immagini di massa hanno costruito la memoria collettiva del Novecento: un tempo erano il modo in cui le persone ricordavano viaggi, monumenti, opere d’arte, e ora circolano nei mercatini come frammenti di storie personali abbandonate.
STATI UNITI D’AMERICA
- Titolo
- Call Me the Breeze
- Artista
- Alma Allen
- Curatore
- Jeffrey Uslip
Circa trenta sculture in bronzo, legno e pietra mostrano il metodo di lavoro di Alma Allen, primo scultore autodidatta a rappresentare gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia.
L’artista modella prototipi in argilla con le mani, un braccio robotico di sua invenzione li ingrandisce su blocchi di legno e pietra raccolti nei deserti americani, poi riprende il controllo e lavora le imperfezioni naturali del materiale che cambiano il risultato finale.
SVIZZERA
- Titolo
- The Unfinished Business of Living Together
- Artisti
- Collettivo formato da Gianmaria Andreetta, Luca Beeler, Nina Wakeford, Miriam Laura Leonardi, Lithic Alliance, Yul Tomatala
Un collettivo di sei artisti e curatori rappresenta la Svizzera con un progetto che parte da Telearena del 12 aprile 1978, trasmissione televisiva dove persone LGBTQ+ dibatterono pubblicamente per la prima volta la loro condizione con oppositori conservatori. La trasmissione fu caotica, considerata un disastro dai media, alcuni partecipanti persero il lavoro e altri si suicidarono, ma ruppe un tabù e trasformò l’omosessualità in tema pubblico.
Il collettivo esplora forme contemporanee di coesistenza, tolleranza e divisione sociale ripartendo da quell’episodio storico.
UNGHERIA
- Titolo
- Pneuma Cosmic
- Artista
- Endre Koronczi
- Curatore
- Luca Cserhalmi
Sacchetti di plastica animati dal vento si trasformano in creature vive: Endre Koronczi, figura di spicco dell’arte concettuale ungherese dagli anni Novanta, usa il movimento dell’aria come medium principale.
Nel padiglione l’artista colloca sacchetti di plastica e il vento li gonfia e li muove rendendoli organismi autonomi che respirano, si espandono, invadono gli spazi.
Installazioni, video e fotografie documentano questi “parchi” dove l’aria diventa forza vitale visibile.
Il progetto paragona il flusso dell’aria al movimento del pensiero, invitando a percepire l’ambiente in modo intuitivo invece che razionale.
URUGUAY
- Titolo
- Antifrágil (Antifragile)
- Artista
- Margaret Whyte
- Curatore
- Patricia Bentancur
Margaret Whyte presenta Antifrágil, installazione tessile ispirata al concetto di antifragilità dello statistico Nassim Nicholas Taleb: sistemi che diventano più forti sotto pressione. L’artista uruguaiana cuce frammenti di vestiti usati, tovaglie e coperte in installazioni monumentali dove la tessitura diventa metafora di collaborazione e resistenza.
Whyte lavora con tessuti da oltre cinquant’anni interrogando gli ideali di bellezza femminile e i rituali sociali attraverso materiali che evocano memorie domestiche. Ha ricevuto il Premio Figari nel 2014 per la sua carriera.
Approfondisci le partecipazioni nazionali presenti:
ARSENALE
IN CITTÀ
COLLATERALI
Articolo di Lucia Pecoraro.
Foto cover: Liquid Tongues ph. Filip Preis / Zachęta Archiver.
Le foto sono state concesse dai relativi artisti o padiglioni.

